L'ironia praghese tra fisarmonica e violino: il resoconto del 9.06.05 - Bohumil Hrabal, Treni strettamente sorvegliati

Serata interessante quella dell'ultimo incontro del gruppo di lettura, giovedì 9 giugno. Al centro dell'incontro, il libro dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, Treni strettamente sorvegliati. La vicenda del giovane Milo, ferroviere di una piccola stazione di un luogo imprecisato nell'Europa dell'Est nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, ha suscitato per qualcuno di noi molta tristezza e una compassione affettuosa che ha intenerito per tutta la durata della lettura. Una lettura che, come ha rilevato qualcun altro, turba alle sue prime battute per poi condurci lentamente nelle pieghe di una storia dai toni grotteschi quanto drammatici. Il gruppo si è infatti trovato d'accordo nel sottolineare il dramma che caratterizza l'intera vicenda: quello della guerra. Un tema che si riallaccia a quello presente nella Trilogia della città di K. di Agota Kristof, il libro oggetto dell'incontro precedente, un tema che ha fatto riflettere tutti noi nel condannare ogni uso della violenza e ogni ricorso a qualsiasi abuso del potere nella soluzione dei problemi. Un tema affrontato da Hrabal con coraggio, ha rilevato qualcuno, con un linguaggio molto particolare. La discussione si è infatti spostata sul linguaggio, che ha spiazzato alcuni, i quali –come hanno poi detto al termine della serata - non si sono pronunciati all'inizio dell'incontro perché volevano sentire i commenti degli altri partecipanti; sulla scorta di quanto udito dalla conversazione, si sono ripromessi di rileggere il libro sottolineando il grosso contributo che il gruppo fornisce alla comprensione di un testo. E in questa storia dello charlot boemo Milo è un mondo dell'Est europeo che si apre, come ha detto qualcun altro di noi, un mondo che va e viene, che si illumina e si oscura, che si porta appresso personaggi buffi e bizzarri per poi riportarli indietro, movimenti musicali, tra fisarmonica e violino: due strumenti, ha detto qualcuno in un intervento interessante, i cui suoni definiscono meglio forse di altre parole il ritmo di questo romanzo. Una ballata, ha aggiunto qualcun altro, che ricorda i cantastorie con gli organetti, perché l'autore è riuscito a raccontarci la storia drammatica di un eroe comune sotto i colpi della guerra attraverso il registro dell'ironia, un'ironia che, ha evidenziato poi qualcun altro, permea la presa in giro del potere. Il ricordo della lettura della Trilogia della città di K, con tutto il suo fascino e la sua grandezza narrativa, ha allentato per qualcuno la concentrazione nella lettura del romanzo di Hrabal, apprezzandone tuttavia la qualità narrativa.La serata si è poi conclusa con deliziosi gelati alla menta, fragola e melone, tra piacevoli conversazioni di cui la foto sotto ne coglie un momento. Ci si è infine dati appuntamento per giovedì 30 giugno alle 21 in biblioteca per parlare del libro di Giulia Alberico, Come Scheherazade.

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