Resoconto dell'incontro del 19.05.05 - Agota Kristof, Trilogia della città di K.

Serata, quella di giovedì 19 maggio, che non esitiamo a definire eccezionale, anche se, trattandosi di dover parlare del libro Trilogia della città di K. di Agota Kristof, si dovrebbe fare attenzione agli aggettivi!
Moltissimi i componenti del gruppo presenti; i pochi assenti avevano inviato il loro commento via mail o consegnato a qualcuno dei presenti i loro appunti. Ma la cosa che più ha stupito è stata questa: che l'atmosfera della serata era in perfetta armonia con il libro di cui dovevamo conversare: eravamo tutti seri, contenuti, attenti. È quasi superfluo affermare che tutti eravamo del parere che questo romanzo è da classificare fra i più belli e interessanti letti dal GDL nei suoi tre anni di vita. Non una voce discordante, e questo non vuol dire che nel gruppo ci sia omologazione; in questa circostanza è nata un piccola gara, ciascuno ha voluto evidenziare ora questo lato della vicenda ora quellaltro, colti tra le pagine del libro. Qualcuno ha affermato che, pur essendo un libro difficile da capire, un libro che pone molti interrogativi e che esige un lettura attenta o persino una rilettura - come molti altri hanno confermato -, alla fine ne è risultata una delle letture più interessanti e stimolanti mai fatte prima. Ci si è chiesti diverse cose; anzitutto: la nonna è una strega o una benefattrice? E i ragazzini quanti sono? Davvero due gemelli o si tratta di una sola persona? E La guerra? Alcuni hanno sostenuto che è il fulcro del libro, e su questo punto si sono accentrate molte osservazioni, quali la stupida brutalità della guerra, e l'inutile massacro dei corpi e delle anime; una guerra, quella descritta dall'autrice, che altro non è che una metafora di tutte le guerre, anche di tutte quelle attualmente combattute nel mondo e di cui neppure conosciamo l'esistenza. Qualcuno ha poi sostenuto che si è infastiditi dalla crudezza della scrittura, che non delinea chiaramente il confine fra realtà a fantasia, ma, proprio questo - come altri hanno aggiunto -, è il fascino di questo modo di presentare i fatti, oltre che un invito a leggere e rileggere. La commistione fra realtà e fantasia è appunto il lato di maggior pregio di questa scarna scrittura. C'è chi si è soffermato sui gemelli, che possedevano un dizionario del padre evidenziando il valore della parola, tanto cara alla Kristof, e ci ha ricordato che anche nel suo ultimo libro, L'analfabeta, l'autrice ci racconta che fugge dal suo Paese portando con sé un dizionario. Altro punto importante, sul quale la conversazione ha pagato un maggior numero di minuti, è stata la solitudine che per alcuni, dopo il tema della guerra, è quello centrale; i personaggi sono tutti soli o li leggiamo tali, dall'insonne al proprietario della libreria, agli stessi gemelli. C'è chi è stato attratto dalle figure femminili, evidenziando molti punti di collegamento fra di loro, in modo particolare fra le due madri. E' stata evidenziata anche l'ossessione dei personaggi, la cui identità quasi non esiste, mentre altri hanno sostenuto che il passaggio della frontiera, reale o metaforico che sia, esige il pagamento di qualcosa. Bella serata intensa, completata poi dal dolce di cioccolatini e da un bicchiere di spumante e da arrivederci calorosi al 9 giugno, sempre alla stessa ora!

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