per il 224° incontro del 28 febbraio, il GdL sta leggendo "La tigre bianca" di Aravind Adiga



Seduto alla sua scrivania, l’imprenditore autodidatta Balram Halway, detto la Tigre Bianca, scrive sette lucide e impietose lettere al primo ministro cinese che si appresta a visitare l’India. Gli racconta delle proprie origini e delle propria storia: la storia di un ragazzo di una delle caste piú basse che da un fangoso villaggio all’interno del paese (dove «ogni buona notizia si tramuta in una cattiva notizia, e in fretta») arriva a New Delhi, dove mall luccicanti, sontuosi palazzi e auto tirate a lucido da magri autisti in ciabatte si accostano a bordelli di lusso con bionde prostitute dell’Europa dell’Est. Qui, nel nuovissimo quartiere di Gurgaon, Balram Halway assiste alla progressiva e inarrestabile corruzione del suo padrone, ne assimila la mentalità e intuisce che il modo per fuggire dalla gabbia della miseria esiste: commettere un omicidio, rubare e mettersi in proprio. Grazie a un duro lavoro, a pasti trangugiati in fretta, a un codice morale dettato dalle necessità produttive, ma soprattutto applicando le auree regole degli affari apprese da Mr Ashok, il suo defunto ex principale, il successo non tarda ad arrivare. Per il futuro si vedrà: forse potrebbe investire parte del proprio capitale in una scuola per bambini poveri di Bangalore: una scuola piena di Tigri Bianche, in cui non si parla né di Gandhi, né dei 36 milioni di divinità indiane.

(fonte: Einaudi.it)


Aravind Adiga è nato a Madras nel 1974. Dopo avere soggiornato in vari paesi - fra cui l'Australia, l'Inghilterra e gli Stati Uniti - attualmente vive a Mumbai. Con La Tigre Bianca (ultima edizione Super ET, 2017) ha vinto il Booker Prize 2008. Per Einaudi ha pubblicato anche Fra due omicidi (2010), L'ultimo uomo nella torre (ultima edizione Super ET, 2013) e Selection Day (2017).

(fonte: eianudi.it)

Per il 223° incontro del 31 gennaio 2019 il GdL ha letto "Il custode del faro" di Jeanette Winterson

Jeanette Winterson
Il custode del faro
Mondadori


Rimasta orfana, la piccola Silver viene adottata da Pew, un gentile e misterioso personaggio che vive nel faro di Cape Wrath. Nell'occuparsi teneramente di lei, Pew le racconta antiche storie incentrate sul desiderio, sullo sradicamento, sui legami e sulle assenze che segnano la nostra vita. Le racconta in particolare la storia di Babel Dark, un reverendo locale dell'Ottocento che ha vissuto due vite, una pubblica avvolta nell'oscurità e una privata immersa nella luce. Le storie di Pew si aprono sotto gli occhi di Silver come una mappa da seguire per penetrare nella propria oscurità. Piccola Ulisse dei nostri giorni, Silver comincia così un viaggio dentro le storie che ci raccontiamo, storie d'amore e privazione, di passione e desiderio.

Jeanette Winterson

Cresciuta in una famiglia rigidamente evangelica, se ne è allontanata precocemente per esercitare i mestieri più vari, tra cui quello di lettrice di lingua inglese all'univ. di Oxford. Successivamente ha lavorato in teatro e ha scritto il suo romanzo d'esordio,Oranges are not the only fruit (1985; trad. it. 1994), da cui nel 1990 è stata tratta una fortunata serie televisiva: è un testo irriverente e trasgressivo, in cui echi di problematiche autobiografiche (conflitti familiari, interrogativi sulla religione e sull'identità sessuale) si uniscono a favole e a digressioni riflessive. Il suo secondo romanzo, Boating for beginners (1985), una parodia della storia di Noè, rivela un gusto per la commistione di generi letterari che sarà confermato in The passion (1987; trad. it. 1989), divertente pastiche storico-sentimentale, e in Sexing the cherry (1989; trad. it. 1999), una fantasia stravagante che mescola romanzo storico e farsa gotica, fondendo voci narranti maschili e femminili. Nel romanzo Written on the body (1992; trad. it. 1993) si ripropone una radicale interrogazione sul corpo fisico e metafisico, sull'amore e sull'identità di genere, mentre Art and lies: a piece for three voices and a bawd (1994; trad. it. 1996) inscena un surreale incontro-scontro teorico tra G. F. Händel, P. Picasso e Saffo. Fra le opere successive: il saggio critico Art objects: essays on ecstasy and effrontery (1995), in cui W. espone le sue teorie sull'arte, rivelando l'influenza di V. Woolf e G. Stein; la raccolta di racconti The world and other places (1998; trad. it. 2000); i romanzi Gut symmetries (1997; trad. it. 1998), storia di un triangolo bisessuale tra fisici e poeti su un transatlantico, e The PowerBook (2000; trad. it. 2003; nel 2002 ne ha tratto un adattamento teatrale). Ha poi pubblicato il romanzo Lighthousekeeping (2004) e, destinati ad un pubblico giovane, The king of Capri (2003; trad. it. 2003) e Tanglewreck (2006), mentre in The stone gods (2007) affronta in chiave fantascientifica i temi dell'amore e dell'apparentemente insopprimibile vocazione umana all'autodistruzione. Tra i suoi ultimi lavori:  The lion, the unicorn and me: the donkey's Christmas story (2009); The battle of the sun (2010); Why be happy when you could be normal? (2011; trad. it. 2012). Di successo anche la sua attività di giornalista.

(Fonte: Treccani.it)








Nel Giorno della Memoria un libro che parla a tutti noi


Chi era Susanne Raweh? Mariella Ottino e Silvio Conte, gli autori di “Susanna e gli orchi” - il libro che abbiamo presentato domenica 27 gennaio al Centro Verdi a Segrate - si sono ispirati alla storia vera di Susanne Raweh. Susanne è stata internata in un lager da piccola, e si è salvata nascondendosi per davvero in una buca scavata nel terreno come fa Susanna, la protagonista del romanzo. Attorno a un nucleo vero gli autori hanno inventato situazioni, personaggi, e vicende di contorno.
Domenica, insieme con gli autori e gli editori di Albe Edizioni, abbiamo parlato di questo libro. Emozioni, riflessioni e tanti spunti con un pubblico molto coinvolto. Un libro: uno strumento importante, forse fondamentale un mezzo unico per continuare a parlare - e quindi a non dimenticare - di uno dei misteri che - come scrivono gli editori Alberto Cristofori e Manuela Galassi nella postfazione del libro - “ancora a lungo, forse per sempre riempiranno di incubi le menti di storici, filosofi, psicologi, sociologi e gente comune: come è stato possibile?”

Ecco qualche immagine dell'incontro:





Per il 222° incontro del 10 gennaio 2019, il GdL ha letto e commentato "Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo



Possono esistere felicità trascurabili? E allora come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio? Per folgorazioni e racconti, staffilate e storie, Francesco Piccolo compone un suo perfido e irresistibile catalogo dell'allegria di vivere.



Francesco Piccolo (1964) è scrittore e sceneggiatore. I suoi ultimi libri sono: La separazione del maschio, Momenti di trascurabile felicità, Il desiderio di essere come tutti (Premio Strega 2014), Momenti di trascurabile infelicità e L'animale che mi porto dentro. Ha firmato, tra le altre, sceneggiature per Nanni Moretti (Il Caimano, Habemus Papam, Mia madre), Paolo Virzì (My name is Tanino, La prima cosa bella, Il capitale umano, Ella & John - The Leisure Seeker, Notti magiche), Francesca Archibugi (Il nome del figlio, Gli Sdraiati), Silvio Soldini (Agata e la tempesta, Giorni e nuvole). Ha sceneggiato la serie tv L'amica geniale, tratta dall'omonimo best seller dell'autrice Elena Ferrante. È stato autore di molti programmi televisivi come: Vieni via con me, Quello che (non) ho, Viva il 25 aprile e Falcone e Borsellino. Collabora con il Corriere della sera.







Per la nostra rubrica dei saggi n. 52 - Daniele Novara: “Cambiare la scuola si può. Un nuovo metodo per insegnanti e genitori per un’educazione finalmente efficace", BUR


di Enrico Sciarini
Quanto propone il professor Novara nel suo libro è un sistema educativo basato sulla maieutica, l’antico sistema di educazione/istruzione che risale a Socrate nel 400  a.C. Naturalmente il professor Novara fa tesoro della ricerca scientifica moderna per applicare la maieutica nella Scuola di oggi. Parte con la critica al sistema “frontale”, cioè quello di un docente in cattedra e una classe disciplinata e attenta in silenzioso ascolto. Si dichiara certo che si impara di più facendo domande che non dando risposte soddisfacenti all’insegnante. La maieutica prevede il coinvolgimento degli studenti, lo stimolo dei loro interessi, la loro capacità di porsi domande e ricercare risposte anche commettendo errori, che non sono da punire, ma da correggere. Gli errori non si correggono con la matita rossa; molto meglio farli auto correggere, come ha fatto l’insegnante citata a pag. 181. Il professor Novara non nasconde di essere contrario al sistema INVALSI, (lo strano acronimo che sta per: Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e formazione) da pag. 79 a pag. 83 ne mette in rilievo alcune assurdità, asserendo poi che : “Controllare non vuol dire insegnare”. L’Autore non è neppure convinto che l’uso della “didattica digitale” possa essere la risposta ai problemi della Scuola Italiana. Supportato da recenti ricerche scientifiche, non esita a sostenere che il graduale abbandono della scrittura manuale, sostituita da quella sulla tastiera, è lesiva al corretto sviluppo dei meccanismi cognitivi dei bambini. Con questo non si pensi che il professor Novara sia un tradizionalista che vuole mantenere in vita sistemi scolastici obsoleti; al contrario, egli è un innovatore, ma non un riformatore, perché scrive che; “le riforme non riescono a entrare nel profondo dei dispositivi dell’apprendimento.” Egli intende stimolare a liberarsi di tutte quelle incrostazioni e quelle sovrastrutture che zavorrano la Scuola e impediscono l’apprendimento. Questo sarà possibile se il suo libro verrà fatto proprio da una bella parte di insegnanti e genitori. Anche a questi ultimi l’Autore dedica pagine di preziosi consigli.

Per il 221° incontro del 13 dicembre 2018, il GdL ha letto e commentato "La misura del mondo" di Daniel Kehlmann


Nel 1828, Gauss, matematico, fisico, astronomo, al momento direttore dell'osservatorio di Gottinga, dove vive con la seconda moglie Minna e i figli, viene invitato da Alexander von Humboldt, esploratore, geografo e scienziato, a Berlino, dove si svolge un congresso di scienziati tedeschi. L'incontro fra due delle menti più geniali della Germania illuminista fornisce all'autore l'occasione di narrare le incomparabili vite dei due personaggi, dall'infanzia al 1828 passando per il viaggio e il trattato che hanno fondato la geografia e la matematica moderne. Un romanzo intelligente, divertente, ricco di humour; il ritratto irridente ma appassionato e devoto dell'epoca di massimo splendore della cultura tedesca.


Scrittore tedesco naturalizzato austriaco (Monaco 1975), Daniel Kehlmann a sei anni si trasferisce a Vienna, dove si laurea in filosofia. Nel 1997 pubblica il romanzo Beerholms Vorstellung (trad. it. È tutta una finzione, 2007). Dopo una serie di lavori giovanili, tra cui la raccolta di racconti Unter der Sonne (1998; trad. It. Sotto il sole, 2008), un romanzo sul mondo della fisica, Mahlers Zeit (1999), e un romanzo sull’impossibilità di cambiare drasticamente vita, Der fernste Ort (2001), K. raggiunge il successo internazionale prima con Ich und Kaminski (2003; trad. it. Io e Kaminski, 2006), in cui l’ansia da scoop costringe un critico d’arte a rapire per un giorno un pittore dimenticato, e soprattutto con Die Vermessung der Welt (2005; trad. it. La misura del mondo, 2006), un vero e proprio affresco della cultura illuminista tedesca che vede i protagonisti C.F. Gauss e A. von Humboldt, fondatori della matematica e della geografia moderna, alle prese con una spedizione esplorativa in Sudamerica nel 1828. Nel suo ultimo romanzo, Ruhm: Ein Roman in neun Geschichten (2009; trad. it Fama. Romanzo in nove storie, 2010), K. decostruisce la narrazione in un caleidoscopio digitale di angosce da anonimato e sogni di fama.

In attesa di riportarvi quanto emerso dall'incontro, ecco qualche momento della serata e degli auguri di buone feste:









 

Per il 220° incontro del 22 novembre 2018, il GdL ha letto e commentato "Non buttiamoci giù" di Nick Hornby. Sarà ospite la Dott.ssa Ottavia Zerbi

Nick Hornby
Non buttiamoci giù


Su di un alto grattacielo londinese la notte di San Silvestro si ritrovano quattro personaggi che non si conoscono ma che hanno in comune il desiderio di farla finita, di suicidarsi. C'è un famoso presentatore televisivo, stanco della tv spazzatura, una donna senza lavoro e senza marito con un figlio autistico, una giovane ragazza abbandonata dal fidanzato e un musicista fallito. Cercheranno di aiutarsi a vicenda e di salvarsi la vita l'uno con l'altro.

Come ormai tradizione, in autunno, abbiamo avuto il piacere di ospitare la psicoterapeuta Dott.ssa Ottavia Zerbi. Partendo dalla lettura comune del romanzo di Nick Hornby, Ottavia Zerbi ha proposto una tematica di natura psicologica dal titolo: Nessuno si salva da solo: matching e mismatching nelle “relazioni buone” che è stata sviluppata insieme ai commenti sulla lettura fatta dai componenti del Gruppo.


Nick Hornby


Nick Hornby è nato nel 1957 e vive a Londra. I suoi libri sono pubblicati in Italia da Guanda: Alta fedeltà, Un ragazzo, Febbre a 90’, 31 canzoni, Non buttiamoci giù, Una vita da lettore, Tutto per una ragazza, Shakespeare scriveva per soldi, Tutta un’altra musica, È nata una star?, Sono tutte storie, Tutti mi danno del bastardo e Funny Girl. Sempre da Guanda sono usciti tre volumi da lui curati: i racconti di Le parole per dirlo, la raccolta di scritti sulla musica Rock, pop, jazz & altro e la raccolta di scritti sul calcio Il mio anno preferito, oltre allo script cinematografico An Education. Nick Hornby collabora anche a varie testate, fra cui «Internazionale».

Per la nostra rubrica dei saggi n. 51 - Albertina Oliverio: “Dall’imitazione alla cooperazione. La ricerca sociale e le sue sfide", Bollati Boringhieri


di Enrico Sciarini

Lo scopo esplicitamente dichiarato del libro è quello di spiegare il rapporto tra individuale e collettivo nel mondo globalizzato e contemporaneamente individualizzato. Per far questo la Oliverio risale a quanto hanno elaborato i fondatori della sociologia tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento per giungere poi a chiedersi: “I comportamenti individuali possono essere spiegati come il frutto di ragionamenti consapevoli o, al contrario, sono l’esito dell’influenza di diversi tipi di meccanismi, fattori e processi sociali rispetto ai quali l’individuo ha autonomia pressoché nulla?” (pp37/38) Chiarisce poi che quelli da Lei definiti “processi sociali” altro non sono che ideologie, credenze, norme. imitazioni, ecc. Le risposte sono due e di segno opposto. La prima ritiene che i fenomeni sociali abbiano un’esistenza autonoma (non dipendente dai singoli individui), ma si impongano ad essi come forze autonome. (Olismo) La seconda risposta ritiene che i fenomeni sociali siano frutto di scelte e comportamenti individuali. (Individualismo). Per la Oliverio le due risposte non canoniche  non bastano più. Infatti da pagina 42 inizia a trattare dell’imitazione nelle sue molteplici forme, iniziando da quella degli animali e poi a quella degli esseri umani. Ritiene che è soprattutto nella prima infanzia che l’essere umano impari per imitazione, poi mantiene questo apprendimento anche nell’adolescenza. E ritiene siano soprattutto gli adolescenti che, per imitazione/emulazione sono indotti a commettere azioni delittuose che hanno acquisito da film violenti e da videogiochi che con la violenza hanno fatto le loro fortune. L’Autrice cita il regista Oliver Stone e il suo film dal titolo: “Assassini nati” e cita pure i colossi dell’intrattenimento Microsoft, Disney e Sony quali responsabili della diffusione della violenza (pag 55 e seg.) Sull’emulazione dei comportamenti aggressivi sono nate anche qui due tesi contrastanti: una che li attribuisce ad esperienze di tipo imitativo e alle modalità educative. Un’altra che invece sostiene che l’aggressività abbia radici biologiche. Questa continua interpretazione dicotomica, vale a dire di suddivisione in due parti, dei fenomeni sociali (e non solo quelli), mi induce a credere che tutto ciò che ci circonda sia sempre basato sulla binarietà e non sull’unicità. (Ma questa riflessione non viene fatta dalla Oliverio). Al di là di queste considerazioni sulla violenza l’Autrice ne fa di altrettanto importanti sulla cooperazione. Ritiene che nell’ambito della ricerca sociale la cooperazione stia facendo progressi. Pur partendo da un presupposto individualista, la cooperazione fa ormai parte del comportamento sociale. Cita l’esempio dell’automobilista che ha interesse a cooperare con gli altri guidatori rispettando le norme che regolano il comportamento sulla strada. Gli esempi possono essere numerosi e portano tutti alla conclusione che “la cooperazione sul lungo termine è più vantaggiosa per tutti” (pag. 103). Per di più è ormai ampiamente dimostrato che le scelte individuali sono quasi sempre sbagliate perché mancanti di informazione completa e veritiera e/o di competenze specifiche. Pertanto l’accettazione di norme, regole e leggi concordate e stabilite cooperativamente risultano sempre più vantaggiose sia per il singolo che per la collettività.

Il GdL ha festeggiato 16 anni! E lo ha fatto con una serata dal titolo "Storie di stelle e dintorni" a cura di Enrica melossi e Erica Giacosa


Abbiamo festeggiato il nostro 16° anno di attività Giovedì 4 ottobre con:

STORIE DI STELLE E DINTORNI 
Un viaggio tra le stelle a cura di 
ENRICA MELOSSI e ERICA GIACOSA 
Letture di NOEMI BIGARELLA


Enrica Melossi, con una lunga carriera nel campo dell'editoria, è editor di Mondadori Electa. 
Erica Giacosa, esperta di editoria, lavora al Giralibro, un'iniziativa dell'Associazione per la lettura Giovanni Enriques realizzata con i patrocini del Ministero della Pubblica Istruzione e dell'Associazione Italiana Editori.

Il GdL e il compleanno per i suoi 16 anni: un gruppo incredibile riunito in un abbraccio, emozionati, piacevolmente condotti tra le stelle da due guide meravigliose, Enrica Melossi e Erica Giacosa, incantati da simboli, immagini, storie passate e future, affascinati dalle lingue originali e dal loro sentire, tutto così intimo, cosmico e umano... Grazie Enrica Melossi e Erica Giacosa: Segrate è la vostra casa, tornate quando volete, noi vi accoglieremo sempre con rinnovato piacere! Un grazie specialissimo a Noemi, Jole, Emanuela, Henriette, Enza, Liliana, Daniela, Alda, e poi Anna G. con Amna, Olga, Mari, Klodane. Abbraccio tutte le amiche e gli amici del Gruppo di Lettura (tutti tutti! Uno a uno) per questa straordinaria avventura. E dedico tutto questo al mio Maestro, Luigi, ideatore e fondatore del GdL: senza lui tutto questo non sarebbe stato possibile... Luigi ormai stella brillante nel mio cielo.