Nasce a Pistoia il 24 marzo 1896, da una agiata famiglia della borghesia locale. Dopo alcuni anni, i genitori decidono di separarsi a causa di contrasti tra le idee anarchiche del padre e il perbenismo conservatore della madre. La separazione dei genitori lascia nell’animo sensibile della bambina un segno indelebile, che viene ancora più acuito quando, dopo alcuni anni, già giovane donna, nel suo animo s'instaurano sensi di colpa e il rimorso per non essere stata vicina al padre quando, per avere partecipato ad alcune cospirazioni al regime fascista instaurato da poco, e consigliato da Mussolini in persona di ritirarsi in volontario esilio in un piccolo paese di montagna, dopo alcuni anni di confino nell’Appennino Pistoiese Cutigliano, muore nel 1925 in seguito ad una premeditata aggressione fascista.
Dopo la separazione dei genitori, all'inizio dell'autunno del 1914 si sposta con la mamma a Firenze, per completare gli studi, città di cui rimane colpita ed entusiasta. Si iscrive e frequenta con grande profitto i corsi di Letteratura all'università di Firenze partecipando al vivace dibattito culturale nato tra la fine della Prima guerra mondiale e l'insorgere del Fascismo. Mentre sta preparando la tesi di laurea, sulle opere ascetiche di Pietro l'Aretino,conosce Bruno Fallaci, responsabile della terza pagina del quotidiano la Nazione: è il classico colpo di fulmine, in breve tempo, nei giorni di Natale del 1920, si sposano. Il quotidiano nella edizione serale nell'estate dello stesso anno aveva già pubblicato un racconto, il primo di una lunga serie nei quali si notano in modo sempre più evidente la qualità e le ragioni della sua prosa.
Nel 1928 pubblica il suo primo romanzo Tempo innamorato accolto come una ventata di novità dalla critica, recensito da Emilio Cecchi, si merita anche l'attenzione di André Gide e Valery Larbaud. Incomincia a collaborare alla rivista letteraria Solaria, e in questo ambiente colto e attento alle nuove proposte conosce Arturo Loria, Alessandro Bonsanti, Prezzolini, De Robertis e il giovane Montale che a proposito del primo libro della Manzini scrive "ha fatto già molto e molto ancora può fare per il romanzo italiano".
Nel 1930 è l'unica donna scelta da Enrico Falqui e da Elio Vittorini per l'antologia Scrittori Nuovi, ma con il successo e l'apertura verso la narrativa europea arriva la crisi coniugale, nel 1933 si separa definitivamente dal marito, lascia la tanto amata Firenze, da un taglio al suo passato e insieme ad Enrico Falqui si trasferisce a Roma. La città in un primo momento le si dimostra ostile, la sua relazione amorosa è tempestosa, ma trova con il tempo un equilibrio sentimentale e il luogo dove mettere definitivamente le radici.
Nell'immediato dopoguerra proprio con Falqui fonda la rivista Prosa: l'avventura editoriale durerà poco, la rivista svolgeva un ruolo di primo piano nel dibattito spinoso sulla narrativa, ospitando gli scritti di Virginia Woolf, Thomas Mann, Jean-Paul Sartre e Paul Valéry.
In concomitanza con il suo impegno letterario incomincia per la Manzini a Roma anche una frivola e lunga attività di cronista di moda, prima sul quotidiano Giornale d'Italia, poi su il settimanale Oggi. Più tardi sulla rivista La Fiera Letteraria tiene una rubrica fissa che firma con gli pseudonimi di Pamela e Vanessa, scrive articoli scanzonati, pensieri estrosi, distrazioni che concede ad un impegno sempre stato tirannico e assoluto.
Dopo la stesura tormentata e lunga del racconto Lettera all'Editore nel 1945 che segna il punto più alto dei suo lirismo estetico, alcuni anni più tardi, nel 1953, conosce il giovane Pasolini il quale la sottrae ad una narrativa alquanto provinciale; prepara un nuovo romanzo La Sparviera che nel 1956 si aggiudica il prestigioso Premio Viareggio. La vicenda nel romanzo si dipana senza soffermarsi troppo in intrusioni memoriali, così compiaciute nei racconti degli anni quaranta: è la storia della malattia polmonare che aveva contratto da bambina e che la perseguiterà fino alla morte. Gli spettri dell'infanzia tornano nell'ultimo romanzo Ritratto in piedi (1971), con il quale vince il Premio Campiello e una notorietà tardiva, e l'ultimo volume di racconti Sulla soglia che viene pubblicato nel 1973. Fra i molti luoghi importanti per la sua biografia non si possono dimenticare i lunghi periodi passati a Cortina d'Ampezzo dove frequentava con assiduità la Pittrice Alis Levi, quasi certamente la sua migliore amica. La casa di Alis e del marito Giorgio Levi è stata uno dei salotti letterari più importanti della seconda metà del secolo. In "Album di ritratti Mondadori, 1964" la Manzini dedica all'amica una delle sue pagine migliori. Muore a Roma, sola, pochi mesi dopo la scomparsa del suo convivente e grande amore Enrico Falqui il 31 agosto 1974.
BIBLIOGRAFIA
• Tempo innamorato, introduzione di Giansiro Ferrata, Milano, Corbaccio, 1927;
• Incontro col falco, Milano, Corbaccio, 1929;
• Boscovivo, Milano, Treves, 1932;
• Un filo di brezza, Milano, Panorama, 1936;
• Rive remote, Milano, Mondadori, 1940;
• Venti racconti, con prefazione di] G. De Robertis, Milano-Verona, Mondadori, 1941;
• Forte come un leone. Confidenze, con 6 disegni inediti di Scipione, Roma, Documento, 1944;
• Carta d'identità, Roma, Nuove edizioni italiane, 1945;
• Lettera all'editore, Firenze, Sansoni, 1945; as Game Plan for a Novel, New York, Italica Press, 2008
• Forte come un leone ed altri racconti, Milano, Mondadori, 1947;
• Ho visto il tuo cuore, Milano, Mondadori, 1950;
• Cara prigione, con 6 disegni di Franco Gentilini, Milano, Fiumara, 1951;
• Animali sacri e profani, Roma, Casini, 1953;
• Il valzer del diavolo, Milano, Mondadori, 1953;
• Foglietti, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1954;
• La sparviera, Milano-Verona, Mondadori, 1956;
• Cara prigione, Milano, Mondadori 1958;
• Ritratti e pretesti, Milano,Il Saggiatore, 1960;
• Arca di Noè, Mondadori, Milano, 1960;
• Un'altra cosa, Milano, Mondadori, 1961;
• Il cielo addosso, Milano, Mondadori, 1963;
• Album di ritratti, Milano, Mondadori, 1964;
• Allegro con disperazione, Milano, Mondadori, 1965;
• La Signora di Cariddi, Milano, Rizzoli, 1970
• Ritratto in piedi, Milano, Club degli Editori, 1971;
• Sulla soglia, Milano, Mondadori, 1973.
RESOCONTO DEL GDL 14/03/2013
E’ metà marzo, è
tornato l'inverno, ma noi siamo ancora qui per parlare di "Ritratto in piedi" di Gianna Manzini.
Prima di entrare nel
romanzo, Roberto ci presenta varie iniziative: e-book / La coperta che unisce /
Letteratura per l'Infanzia / Raccolta di libri per detenuti e senza tetto a
Milano, ecc. e ci distribuisce il calendario dei prossimi incontri.
E adesso possiamo
finalmente partire con i nostri commenti sul libro:
-si è parlato in precedenti incontri della "musica di un
romanzo". Ebbene io ho fatto
fatica a entrare nella musica di questo libro. L'ho diviso in due aspetti:
la trama (l’amore della figlia per il padre) quindi l'aspetto intimo che mi è piaciuto tantissimo, e la scrittura che mi è
sembrata invece eccessivamente ricercata. Quando va sulla tomba del padre, l'ho
dovuto rileggere più volte quel pezzo.
-io ho letto solo le
prime sessanta pagine ma sono d'accordo con te. Mi sembra che l'avesse scritto
dopo tanti anni questo libro. Il muretto, i ciuffetti di erba che escono dal
muretto... L’ho trovato faticoso da
leggere. La figura di questo papà è estremamente moderna. Al parco quando
lui vede le mamme che spingono le carrozzine dice che il bambino sarebbe molto
meglio in braccio alle mamme, così sentirebbe il contatto fisico... Andrò
avanti a leggerlo comunque.
Henriette e Dina mostrano "La coperta delle donne" work in progress
- anch'io ho letto le
prime sessanta pagine, e ho pensato la stessa cosa: faticoso. Non è un libro che ti prende, ci sono parti bellissime a livello poetico, ma il racconto è pesante.
La figura maschile è bellissima però.
Quello che mi ha colpito è questo amore
della figlia così sconfinato; mi ha dato persino fastidio, ho provato invidia
perché io non ho avuto un rapporto bellissimo con mio padre. Erano così uniti,
bastava uno sguardo perché si capissero. Lo finirò ma ho colto la ricercatezza
della scrittura. Ho segnato un pezzo che mi è piaciuto tanto: pag.83 va
dall'orologiaio e vede la cassa "le costole, i muscoli, la pelle..."
e poi dove parla del padre "ma del babbo il cuore non voglio metterlo a
nudo...".
- il bello di questo libro è la scrittura. E'
complicata ma bellissima la prosa, la poesia. Andrebbe riletto due o tre
volte.
-anche a me piace parecchio questa scrittura. Adesso se uno
scrivesse così non mi piacerebbe. Ma lo accetto per il periodo in cui è stato
scritto. Ha uno stile molto classico. Mi
piace per la ricerca dei particolari, fili d'erba sulla tomba, coglie tutti
i minimi particolari. Però si deve leggere molto lentamente. E’ fatto di sensazioni. Non ha una storia.
E vengono fuori dei flash bellissimi "te li hanno insegnati i
comandamenti? Si, non umiliare...". Quando parlava della morte: la vita diventa
molto più colorata perché c'è il nero della morte. Come in certi quadri del cinquecento,
con lo sfondo molto scuro. Il senso di vitalità delle erbacce che crescono. Non
come la rosa, quelle erbacce sono la vita. L’amico che dice a lei: "Tuo
padre mi piace perché non ha autorità, non vuole averne, ha prestigio".
-il padre forse non
ha fatto molto però, infatti se ne è andato via di casa.
-questo perché era un
anarchico e la famiglia di lei lo ha allontanato.
-a me non ha
entusiasmato fino a pag. 105. La cena a casa dove c'è la descrizione nella
quale lei viene umiliata. Da lì in poi mi sono entusiasmato. Ho trovato anch'io
dei pensieri molto profondi. La descrizione degli alberi di un viale che si
muovono. Il modo di scrivere mi è
sembrato così difficile da capire come una poesia ermetica. E mi sono chiesto ma come si poteva fare per
scrivere un libro che è una apologia dell'anarchia se non in questo modo. Se
scriveva in un modo normale, tutta questa intensità dell'anarchia sarebbe
caduta. Bisognava scriverlo così.
-ermetico vuol dire che si segue il corso dei pensieri.
-penso a Ungaretti,
la poesia ermetica, si capisce bene in poche parole un grande concetto.
-lei è stata molto
amica di Montale.
-e di Pasolini e ha
studiato V.Woolf.
-io l'ho finito il
libro. Ho trovato tante cose: un ritmo, quando leggo un libro lo leggo proprio
e qui c'era un ritmo galoppante di un
cavallo a cui lei si sente simile e il cavallo nell'autoanalisi è presente.
Lo dice in una pagina che riguarda il rimorso dove descrive il senso di colpa
della figlia che cominciava a star bene lontano dai genitori. Improvvisamente
gli viene in mente suo padre e non riesce più a divertirsi e lei lo descrive
come un rimorso. L'ho letto quasi come se fosse mia figlia. Invece io tenevo a
lei, man mano che riusciva a staccarsi dai genitori, ero contenta. Stava riuscendo,
invece torna indietro con il senso di colpa. Ho sentito molto la sua
sofferenza. Mi dispiaceva vederla soffrire.
Io non sono riuscita a vederlo come un romanzo di lettura, l'ho visto
abbastanza come un caso.
-chissà se i miei
figli scriveranno così di me? Avere una figlia che scrive bene del proprio
padre…
-se ti ha
perdonato...
-a me è rimasta impressa una frase di Oscar Wilde: tutti figli adorano i
genitori e poi si staccano e qualche volta perdonano i genitori.
-sai quanti errori si fanno con i figli…
-per quanto riguarda lo stile è lirico, particolare, ma penso
che siano vere e proprie pagine di letteratura. Può piacere o non piacere
ma sono pagine di letteratura. Anche a
me la trama non mi ha preso subito anche se mi interessava. Quando si arriva al brano su questo pranzo
in famiglia ha cominciato a interessarmi. Lo zio si mette contro Malatesta,
contro suo padre. La bimba vede una formica e la segue passo dopo passo. Gli
sembra un capitalista che accumula i suoi averi poi invece... Bello. Fa tutto
un ragionamento suo.
-a volte il pensiero
si estranea dall'ambiente
-sono delle pagine eccellenti.
-io non l'ho finito
perché ho avuto la fortuna di incontrare cinque libri bellissimi e non riuscivo
a finire questo. A me è piaciuto molto
perché dà tanti spunti sui primi novecento, la passeggiata con i fratelli
che controllano, un periodo in cui si conservano certe cose, però questa mamma e papà sono molto moderni.
Questo sottolineare continuamente questa modernità di concetti anarchici, lui
incarnava questi concetti. Era per questo che la bambina era attratta da questo uomo, lui era coerente, viveva appieno
le sue idee. Anche la mamma aveva certe sfumature di attenzioni per il
papà. Non ha mai parlato male del papà.
-no la bambina
ricorda che il padre sgridava la madre per i vestiti che non condivideva. Scena
del bacio mancato: madre e figlia vanno a trovare il padre, lui cerca di
baciare la moglie e lei sfugge. Si amavano
quando erano lontano. Lui che aveva questo ideale di anarchia e non poteva
amare una donna. Lei aveva questa situazione familiare che la metteva in
difficoltà. La bimba non vede amore.
-non ha parlato male
del papà però.
-dicevo che questa bambina viveva dei momenti con la mamma e con il papà
ma non c'era un recriminare reciproco. Lei aveva fiducia nel proprio
giudizio, era lei che vedeva le cose some succedevano nella sua famiglia. Poi è molto moderno il fatto che i problemi
venivano tirati fuori, era una famiglia senza segreti. La mentalità di
questo zio che dice io dò lavoro a questi operai. Ho trovato un romanzo sì con
una scrittura difficile da capire in certi punti, ma quando la Gianna si mette
lì con sé stessa per scrivere questa storia, ricerca le parole, ha il desiderio
di fare chiarezza nella propria vita. Lo finirò.
-questa scrittrice è bravissima nel cogliere quello che non è detto così
esplicitamente; la bimba coglie questa difficoltà di rapporto tra padre e madre e
questo la segna. E lei si immedesima troppo nella madre, ci sono delle
frasi tipo: "sto per arrivare a pensare che mia madre ha sbagliato
qualcosa....non fatemi pensare che mia madre...".
-la scena che mi è rimasta
impressa è quella del famoso pranzo: la bimba ha trovato il coraggio di dire
allo zio di alzarsi in piedi e di dire siete tutti vigliacchi e lo zio la
schiaffeggia. Va a letto e la madre va vicino alla figlia. Capisce che la mamma
prova ancora dei sentimenti per il padre. Vediamo la sensibilità di questa
bambina.
-non ho capito quello
che hai detto della formica operaia…
-è la formica operaia che lavora a favore dell'egoismo di chi accumula
capitale.
-il rapporto padre
figlia mi ha fatto venir in mente mio papà. Lui era un padre padrone, non che
era violento ma lavorava. L'ho visto trasformato nella vecchiaia, mansueto, gli
venivano le lacrime agli occhi. Ma io non dimenticavo. Lui, finito il lavoro
aveva la bocciofila. E mia mamma sempre a casa. Due vite parallele.
-i figli poi non
sempre perdonano.
-per alleggerire un
po' il clima volevo dire : io da anni non leggevo più un libro divertente come
questo di "Agnes Browne mamma". L'ambiente che descrive è l'ambiente
normale delle persone comuni, ci mette dei pensieri profondi e contemporaneamente
diverte.
-io l'ho trovato
banale, scritto male, a me proprio non mi è piaciuto Agnes Browne.
-devo dire che nelle
biblioteche gira molto.
-la storia di una
donna scritta da un uomo, mi sono detto è un uomo che l'ha scritto, come è riuscito
a scrivere questa cosa?
-pensandoci anche il
finale con questo principe azzurro che arriva, il francese che si crede il
salvatore, banale.
-lei sogna a occhi
aperti il cantante.
-tornando al libro, Vi volevo consigliare delle pagine di Grazia Livi su
Gianna Manzini. C'è un libro "Le stanze..." nel quale ci sono dei
ritratti di figure di donne scrittrici raccontati come piccoli romanzi tra cui
anche G. Manzini. C'è la descrizione di quando lei va sulla tomba. La
difficoltà del tornare sulla tomba e Grazia Livi ha scritto un romanzo su una
piccola parte del libro di Manzini.
MC