Giovedì 30 marzo: 200°incontro del GdL



Ci siamo... Mancano pochi giorni e giovedì 30 marzo Gruppo di Lettura della Biblioteca e di D come Donna festeggierà il 200° incontro!!!
Per questo le lettrici e i lettori del Gruppo nato nel 2002, invitano tutti a "celebrare" insieme questa importante "tappa" con una serata unica: un concerto per pianoforte del Maestro Pietro Bonadio. Con la Soprano Olga Ermambetova e la regista e attrice Noemi Bigarella. In programma “Temi e improvvisazioniI” da grandi film, musiche di Nino Rota, Ennio Morricone ed altri importanti compositori. Brani originali di Pietro Bonadio.
"Poter condividere il piacere della lettura e delle riflessioni seguenti su un libro è un'esperienza bellissima - commenta Gianluca Poldi, assessore alla Cultura -. Realtà di questo tipo, così longeve, a livello comunale sono molto rare. Invitaimo a prendere spunto per proporne altri".
L'appuntamento è per giovedì 30 marzo alle ore 21 all'Auditorium del Centro Culturale “G. Verdi” di via XXV Aprile. Ingresso libero.

Un caffè con... Paola Romagnoli

Questa volta è lei, Paola Romagnoli, la protagonista dell'intervista di "Un caffè con..." Proprio lei, sì, per salutarla e ringraziarla doverosamente per le interviste che ha realizzato sin qui per questa fortunata rubrica (il cui archivio potete leggere qui), rubrica che è ora giunta a conclusione. Ma l'ultima intervista non poteva che avere come protagonista colei che ha realizzato tutte queste interessantissime interviste, Paola Romagnoli; ecco, ora, è il Gruppo di Lettura che le rivolge qualche domanda, a cominciare dalla prima... caffè o tè? Grazie, cara Paola, da parte del gruppo di lettura e di tutti i lettori!

Caffè o tè? 
Dipende dall’ora; se è mattina un caffè con un bel po’ di latte freddo. Di pomeriggio invece un tè, preferibilmente verde o al gelsomino. Entrambi comunque in una tazza grande, disegnata e senza piattino, da tenere con le mani a coppa.

Che cosa stai leggendo?
Leggo sempre diverse cose insieme, a volte troppe, ma va così. Ora sto rileggendo Le parole per dirlo di Marie Cardinal, che ho letto da ragazza ma non era il momento giusto. Poi una raccolta di saggi sull’arte di Maria Zambrano che si intitola Dire luce. E le bozze in anteprima de La casa delle bambole di Fiona Davis che mi ha passato il mio libraio per un parere, di ritorno da un incontro tra librai indipendenti ed editori.

Carta o ebook?
Carta, carta. Ho un e-reader ma lo uso perlopiù quando sono in vacanza all’estero se – terrore! – mi capita di rimanere senza scorta di libri; e scarico gli incipit che mi incuriosiscono, ma poi se decido di procedere con la lettura acquisto sempre la copia cartacea. Amo anche l’oggetto-libro, l’odore della carta, la copertina, la consistenza delle pagine. I libri che ho amato ne portano i segni: hanno orecchie, sottolineature anche in più colori, e addirittura note a margine o chiazze di caffè. Insomma, mi piacciono i libri ‘stropicciati’, e ne acquisto spesso anche di seconda mano.

Hai un luogo del cuore?
Senz’altro la città di Delft, in Olanda. Ci ho vissuto più di due anni con la mia famiglia ed è rimasto un pezzo di cuore, una stanza di casa che ha in sé forse persino qualcosa di ancestrale. E’ una sensazione che mi riempie; voglio molto bene alla ‘mia’ Olanda.

Il tuo nuovo romanzo, Le muse di Klimt, pubblicato da Electa Mondadori nella collana ElectaStorie, intreccia a cavallo tra finzione e storia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell'Ottocento e il 1918, anno della sua morte. Come ti sei avvicinata a questa grande figura di artista? 


Tutto è partito da un suo quadro che è senza dubbio tra i miei preferiti, Donna con cappello e boa di piume (quello in copertina); trovo di grande suggestione il ritratto di questa donna dal viso così espressivo e insieme sfuggente. Mi sono immersa nell’opera e nella vita di Gustav Klimt attraverso una ricerca biografica con la quale ho cercato tralasciare l’accademia. Mi interessava la vita di uomo, per comprenderne l’intimità, le sue relazioni, anche con la città, poi le amicizie, i sogni, i progetti. Mi sono state d’aiuto anche le fotografie dei giorni che Gustav Klimt trascorreva in vacanza sul lago Attersee; ci sono diverse immagini che lo riprendono tra i suoi affetti, o in relax; ho cercato di leggerne i gesti, gli sguardi e l’atmosfera, per trarne le sensazioni.

Quale è stato il rapporto di Klimt con l'universo femminile?
Direi che quello di Gustav Klimt è stato uno sguardo di grande rispetto e interesse sulla donna, come se avesse portato avanti una personale indagine. Il suo punto di vista sulla figura femminile, che senz’altro è centrale nella sua opera artistica, mi pare abbia colto l’essenza di una donna consapevole, a cui accostarsi con omaggio e persino schegge di timore.

Ogni capitolo del tuo libro è un quadro, non sempre in ordine cronologico, con grande attenzione alle figure femminili, con riferimenti a colori e odori. Proprio riguardo ai colori ce n'è uno che è molto importante in tutto il romanzo, ed è il colore blu. Blu è il velluto del cappello della donna ritratta in copertina, "Signora con cappello e boa di piume" che nel tuo romanzo tu immagini essere Olga. Ce ne vuoi parlare?

Voglio molto bene al personaggio di Olga; il fatto che l’artista non abbia attribuito questo ritratto che amo a una donna specifica mi ha permesso di inventarmi il personaggio e affidarle il filo della mia storia. Quanto al Blu (non riesco a scriverlo minuscolo) è una passione che mi segue sin da bambina e che senz’altro va al di là del gusto, e affonda le radici nel mio essere. E’ un colore così immersivo; una sensazione e uno stato, prima che un dettaglio estetico. Un colore che non a caso è sempre stato particolarmente caro agli artisti di ogni epoca e la sua preparazione ha impegnato alcuni fino all’ossessione della ricerca. Yves Klein che ha addirittura brevettato una personale miscela di Blu affermava: “Tutti gli altri colori portano ad associazioni psicologiche che possono distrarre. Il blu, al limite, ricorda il mare e il cielo e tutto quello che c'è di più astratto nella natura".

Per concludere, vuoi provare a dirci cos’è per te la Lettura? 

Per me è senz’altro linfa. E’ vitale. Ho sempre letto in vita mia e più passano gli anni più la passione e il piacere della lettura li sento distribuirsi dentro di me – sì -, come fa la linfa in un albero a primavera. Leggere non è mai stato un hobby per me, non è un’attività da ritagli di tempo o che faccio per distrarmi, ma una vera e propria esigenza senza la quale non credo che riuscirei a crescere. E di germogliare non mi sono ancora stancata.


Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio il blu è il suo colore. Il suo ultimo romanzo è Le muse di Klimt (2016, Electa Mondadori).

Per il 199° incontro del 2 marzo 2017, il GdL ha letto e commentato "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler

Arthur Schnitzler
Doppio sogno


INIZIO

«Venti quattro schiavi mori spingevano remando la sfarzosa galera che doveva portare il principe Amgiad al palazzo del califfo. Mail principe, avvolto nel suo mantello di porpora, se ne stava solo, sdraiato in coperta, sotto l’azzurro cupo del cielo notturno disseminato di stelle e il suo sguardo… ».
La piccola aveva letto fin lì ad alta voce; ora, quasi all’improvviso, le si chiusero gli occhi. I genitori si guardarono sorridendo, Fridolin si chinò su di lei, baciò i capelli biondi e chiuse il libro che si trovava sulla tavola non ancora apparecchiata (...)

Arthur Schnitzler

 

Figlio di un celebre laringoiatra, studiò medicina, specializzandosi in psichiatria e venendo a conoscenza tra i primi delle teorie psicoanalitiche di Freud; ma non esercitò a lungo, per dedicarsi integralmente all'attività di scrittore. Profondamente legato alla città natale, ne rese, come pochi altri, l'atmosfera e la mentalità al passaggio del secolo, e poi all'approssimarsi e al verificarsi della catastrofe della prima guerra mondiale, con le frivolezze e le solidità borghesi di facciata ma, dietro, con tutte le mestizie quasi fatalistiche legate alla fine di un'epoca. È spesso magistrale in S. la capacità di addentrarsi in un sottile scandaglio psicologico, sorretto da grazia ironica e da scetticismo di fondo, sempre comunque al di fuori di ogni concessione al sentimentalismo. Cominciò a pubblicare scene teatrali liberamente coordinate (Anatol, 1893; Das Märchen, 1894; Liebelei, 1896), in cui, nonostante la diversità degli esiti, comuni sono ambientazione e intento: rappresentare una società dissoluta incapace di nutrire e di comprendere serî proponimenti. Nel 1895, con il lungo racconto Sterben, S. esordiva nella narrativa, genere che per tutta la vita alternò al teatro, prediligendo di solito l'opera di scarsa mole, dove meglio poteva esibirsi nel suo dialogare elegante e ricco di sfumature. Fra i racconti e i romanzi: Frau Bertha Garlan (1901), l'esemplare monologo interiore Leutnant Gustl (1901), Der Weg ins Freie (1908), Frau Beate und ihr Sohn (1913), Der blinde Geronimo und sein Bruder (1915), Casanovas Heimfahrt (1918), l'altro monologo interiore Fräulein Else (1924), Traumnovelle (1926), Therese (1928); fra le commedie e le scene teatrali: Der grüne Kakadu (1899), gli assai arditi dialoghi di Reigen (1903), Der einsame Weg (1904), Komtesse Mizzi (1909), Professor Bernhardi (1912), Die Schwestern oder/">oder Casanova in Spa (1919), Komödie der Verführung (1924), titoli alcuni divenuti correnti nella predilezione di un pubblico internazionale.

Notizie tratte da: treccani.it

Qui sotto alcune immagini dell'incontro:







Per la nostra rubrica dei saggi n. 37 - Stefano Rodotà: “Solidarietà un’utopia necessaria” Laterza 2014

Stefano Rodotà
Solidarietà un’utopia necessaria
Laterza 2014

di Enrico Sciarini

Il significato più profondo di solidarietà è quello di essere il principio che scardina barriere, congiunge e costruisce legami sociali di dimensioni universali. Così, a mio avviso, è l’esordio di Stefano Rodotà nelle prime due pagine del suo libro dedicato alla solidarietà. Continua però dicendo che troppo spesso il vero significato di Solidarietà viene travisato e lo si usa per rinchiudersi in ambiti ristretti dentro i quali mantenere i propri privilegi. Per Rodotà la Solidarietà è un dovere morale che la rivoluzione francese del 1789 ha fatto diventare sinonimo di Fraternità. Del trinomio rivoluzionario “Libertà, Uguaglianza, Fraternità, l’Autore fa notare che Libertà e Uguaglianza sono due diritti, mentre invece la Fraternità/Solidarietà è un obbligo morale e si pone quindi come precondizione per ottenere la Libertà e l’Uguaglianza. Qualche anno dopo la rivoluzione francese Napoleone volle sostituire Fraternità con “Proprietà” e tale travisamento è stato ampiamente messo in atto nel corso degli ultimi due secoli. Nel dicembre del 2000 la Comunità Europea ha solennemente proclamato la “Carta dei Diritti Europei”. Nel preambolo di tale Carta si legge “…. L’Unione Europea si fonda su valori indivisibili e universali di Dignità Umana, di Libertà, di Uguaglianza e di Solidarietà.” E si conclude con: “Il godimento di questi Diritti fa sorgere responsabilità e doveri nel confronto degli altri, come pure della comunità umana e delle generazioni future.” Per Rodotà queste affermazioni sono valide per tutte le persone, anche quelle extraeuropee. Per lui la Solidarietà non è Carità, non è Benevolenza, non è Gratuità o Generosità, sentimenti questi da coltivare, ma non da usare per sottrarsi ai Doveri pubblici. Solidarietà è interdipendenza destinata a creare legami universali sfidando le logiche di separazione. La globalizzazione ha portato con sé il potere delle grandi multinazionali nelle quali il concetto di Solidarietà è molto debole o addirittura escluso. Per cambiare questa situazione qualche cosa si sta facendo: si è mosso il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU con una risoluzione proposta dall’Ecuador e dal Sudafrica nel 2014 che prevede il vincolo del rispetto dei Diritti fondamentali da parte delle multinazionali. Però contro questa risoluzione, hanno votato contro gli Stati Uniti e i Paesi dell’Unione Europea. Rodotà conclude che praticare la Solidarietà è difficile; la si vorrebbe archiviare tra le illusioni e le utopie. Ma la Solidarietà esiste e resiste: è un principio costitutivo della società umana. L’83enne Stefano Rodotà è un giurista e politico con lunga esperienza parlamentare e non solo quella.

Per il 198° incontro del 9 febbraio 2017, il GdL ha letto e commentato "Pedro Páramo" di Juan Rulfo

Juan Rulfo
Pedro Páramo
Einaudi 



Juan Preciado torna a Comala a cercare il padre, Pedro Páramo, che non ha mai conosciuto. Ma Comala è un paese di ombre: molte voci, molte storie, e tutte sembrano provenire da un altrove misterioso. Juan Preciado dice: «Vedo cose e gente dove forse voi non vedete nulla». Ma il discrimine tra cose, gente e nulla è molto difficile da percepire e lui stesso è destinato a confondersi nel mormorío generale. Nessuno come Rulfo ha saputo rendere la coesistenza di passato e presente, della vita e della morte, raccontare il tempo come eterno e immobile in cui tutto ciò che sta succedendo è già successo. Anche per questo è stato ammirato da Borges, García Márquez e Cortázar. Di certo Pedro Páramo è considerato il punto di svolta della narrativa ispano-americana del Novecento.

***

Con Pedro Páramo, Juan Rulfo annuncia il modo attraverso cui la cultura di un intero continente trova forse per la prima volta una voce propria - magari a partire dalla contrazione di nuovi debiti, primo fra tutti quello con William Faulkner, e dalla contemporanea accensione di futuri crediti, come la citatissima apertura del frammento 41: «Il padre Rentería si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui la durezza del suo letto lo tenne sveglio e poi lo obbligò a uscire», che è evidente modello per il famoso incipit di Cent'anni di solitudine: «Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio». Con quella voce trovata l'America Latina entra in conversazione con il resto del mondo e a sua volta lo rigenera, lo porta a trovare nuove strade, racconti e nuove voci ancora.


Alcuni momenti della serata:









Vicini di Pagina 2017. Presentazione del libro di Alberta Mantovani "Alle radici dell'anima" - 3 febbraio a Cascina Ovi Segrate: ecco come è andata

Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,
 

il secondo appuntamento della quarta edizione della rassegna “Vicini di Pagina”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e dall’Associazione D come Donna, ha visto protagonista una donna straordinaria e piena di vita: Alberta Mantovani.

Venerdì 3 febbraio, ore 18.30
Alberta Mantovani
ha presentato il suo libro
“ALLE RADICI DELL’ANIMA. COSTELLAZIONI FAMILIARI: GUARIRE DAL PASSATO PER VIVERE PIENAMENTE IL PRESENTE”
(Ed. Tecniche Nuove)
Centro Civico “Cascina Ovi”
via Olgia 9 - Segrate (MI)


A dialogare con Alberta Mantovani ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state a cura dell’attrice e regista Noemi Bigarella.

Il tutto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli.



 

Dopo il successo delle due precedenti, Alberta Mantovani ha presentato la terza edizione del suo libro arricchita di nuove esperienze e intuizioni. Un libro che ci ricorda come sia fondamentale il lavoro auto-biogra co, conoscere se stessi e le proprie origini, a partire da quelle familiari, e saper “leggere” le relazioni che ci legano. E prendere coraggio per
ricostruire.



Talvolta facciamo fatica a vivere, abbiamo dif coltà nelle relazioni e commettiamo errori a ripetizione senza comprendere il perché. Esistono meccanismi inconsci che ci fanno ripetere comportamenti ed errori di chi ci ha preceduto e fa parte della nostra famiglia.
Le Costellazioni familiari sono un metodo potente. La buona notizia è che attraverso questo metodo è possibile fare chiarezza sulle dinamiche inconsce che ci portano a vivere con itti con la famiglia e nel lavoro. Interrompere questa catena ci permette di entrare con leggerezza e gioia nella vita. Sanando i rapporti con la nostra famiglia d’origine e quella attuale tutto diventa più facile armonioso. La sensazione che ne deriva è di pace e leggerezza.


Alberta Mantovani è nata e lavora a Milano dove vive.Laureata in Filoso a con indirizzo psicologico all’Università Statale, ha in seguito frequentato la specializzazione in psicologia medica. Iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti, lavora con gioia da oltre 30 anni
in Boiron, azienda leader nei medicinali omeopatici presso la quale ha la responsabilità dei progetti speciali e dell’Associazione Culturale Omeoart.
Impegnata attivamente in varie cause umanitarie, tra i suoi insegnanti Bert Hellinger, Attilio Piazza, Bertold Ulzamer, Victoria Schnee, Donald Walsh, Roy Martina e tra i suoi maestri spirituali Osho, Maharishi Mahesh Yogi e Amma. Da oltre 10 anni si occupa di Costellazioni Familiari e del Risveglio, Legge dell’Attrazione e di crescita personale sostenendo che la Felicità è un dovere etico. È invitata a tenere conferenze sulle Costellazioni e sulla Legge d’attrazione, di cui è testimone, in molte città italiane.

https://www.albertamantovani.org/

Comune di Segrate - Uf ficio Cultura
Via I Maggio - Tel. 02.26902470/335 - www.comune.segrate.mi.it





Qui sotto alcuni momenti dell'incontro:










Giorno della Memoria 2017 - Speciale “Religione inconsueta”: a Segrate abbiamo ospitato Bruno Segre col suo libro “Che razza di ebreo sono io” - martedì 31 gennaio ore 18.30 Centro Verdi

Care amiche e cari amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori,

IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA 2017
Speciale “Religione inconsueta” (incontri a cura di Marco Locati) 





L'Assessorato alla cultura ha presentato
Bruno Segre,
“Che razza di ebreo sono io” – (Casagrande edizioni)

Martedì 31 gennaio, alle 18.30, al Centro Civico “G. Verdi” – Sala “Alloni


La storia di un ebreo irregolare

In occasione del Giorno della Memoria 2017, l’Assessorato alla Cultura ha avuto il piacere di ospitare Bruno Segre con il suo libro Che razza di ebreo sono io, pubblicato dalle Edizioni Casagrande all’interno della rassegna Religione Inconsueta a cura di Marco Locati.

Bruno Segre, nato in Svizzera nel 1930, ma milanese, ragiona in questo libro-conversazione con Alberto Saibene sulla propria identità ebraica. Dopo un'infanzia e un'adolescenza segnate dal dramma della Shoah, Bruno Segre si laurea con Antonio Banfi, collabora con Adriano Olivetti, insegna in un liceo del Canton Ticino e lavora nell’editoria. In seguito diventa attivissimo esponente di una minoranza critica della Comunità ebraica: ha visto infrangersi il mondo nuovo che pareva diventare Israele negli anni Sessanta, ha contestato il progressivo nazionalismo sionista, ha cercato soluzioni di convivenza tra Israele e Palestina. La sua storia personale e quella della sua famiglia diventano il paradigma di un popolo irrequieto, che non ha mai smesso di interrogarsi su se stesso.
L’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Marco Locati, curatore della rassegna Religione Inconsueta, dialogano con Bruno Segre per presentare questo volume e discuterne con il pubblico.

Bruno Segre (Lucerna, 1930), ricercatore e operatore culturale indipendente, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione Amici di Nevé Shalom/Wahat al-Salam. Ha diretto dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica «Keshet». Autore di numerosi saggi, ha scritto fra gli altri Gli ebrei in Italia (1993; nuova edizione 2001), Shoah (1998; nuova edizione 2003) e Israele la paura la speranza (2014). Per Imprimatur ha pubblicato nel 2015 Adriano Olivetti.

Bruno Segre a Segrate
Una ventina di anni fa l’Amministrazione Comunale di Segrate ha istituito un registro sul quale avrebbero dovuto apporre le proprie firme personalità del mondo scientifico, artistico, religioso ospiti per qualche ragione a Segrate. Non so quante firme siano state apposte su tale registro e neppure so se esista ancora, nel qual caso la firma di Bruno Segre meriterebbe di apparire a tutta pagina. Segre è stato a Segrate il pomeriggio di martedì 31 gennaio, invitato dall’Amministrazione Comunale a commemorare la Giornata Mondiale della Memoria. Una memoria che l’87enne Segre mantiene lucidissima e che gli ha permesso di narrare ai numerosi segratesi che lo hanno ascoltato cos’è stata per lui l’iniqua legge fascista della segregazione razziale del 1938. Ma non ha parlato solo di questo, ha avuto modo di parlare del suo ultimo libro dall’ambiguo titolo “ Che razza di ebreo sono io”. Ha detto che la sua ebraicità, non praticata, è iniziata proprio nel 1938. Ha parlato di Adriano Olivetti con il quale ha lavorato a lungo e del quale mantiene un’immutata ammirazione, tanto da definirlo “un industriale che ha odiato la civiltà industriale”. Segre ha poi usato parole durissime nei confronti dell’attuale governo israeliano e, da sionista convinto, ritiene che solo riconoscendosi reciprocamente due Stati indipendenti, israeliani e palestinesi potranno convivere pacificamente, come fanno gli abitanti del villaggio Nevè Shalom/Wahat as Salam (Oasi di Pace), fondato dal frate dominicano Bruno Hussar e sostenuto dall’Associazione “Amici di Neve” che Segre ha presieduto sino al 2011. In un’intervista rilasciata a “Repubblica” due anni fa, Segre ha detto di conservare bene il suo corpo perché l’anima che ci sta dentro possa stare meglio. Se molte più persone al mondo avessero un’anima come la sua, il pianeta terra continuerebbe a girare intorno al sole, come ha sempre fatto, ma i suoi abitanti ci vivrebbero molto meglio.
Enrico Sciarini  



Vicini di Pagina 2017. Presentazione del romanzo di Paola Romagnoli, "Le muse di Klimt", 20 gennaio ore 18.30 a Cascina Ovi Segrate. Ecco come è andata!


Carissime amiche e carissimi amici del Gruppo di Lettura,
care lettrici e cari lettori del nostro Blog,

ci fa molto piacere aver dato avvio alla nuova edizione 2017 (la quarta) di “Vicini di Pagina”, (organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Segrate e dall’Associazione D come Donna) con il romanzo della nostra cara amica lettrice, Paola Romagnoli.
“LE MUSE DI KLIMT”
(Mondadori Electa)

A dialogare con Paola Romagnoli - venerdì 20 gennaio presso il centro Civico Cascina Ovi - ci sono stati l’Assessore alla Cultura, Gianluca Poldi, e Roberto Spoldi, nostro coordinatore del GdL.

Le letture sono state interpretate dall’attrice e regista Noemi Bigarella.

L’incontro è stato poi arricchito dagli interventi musicali di due giovani musicisti: Guido Pace e Marco Tencati Corino

Sono intervenute, poi, Enrica Melossi e Valentina Lindom, entrambe editor di Mondadori Electa, ormai affezionate al nostro Gruppo di Lettura!
 

Il tutto si è svolto nella calda e accogliente sala di Cascina Ovi, intitolata alla memoria di Luigi Favalli, nostro primo coordinatore.

Qui di seguito la sinossi del libro:

Di Gustav parla tutta Vienna, e non c’è personaggio della buona società che non sia incappato almeno una volta nel suo nome. I suoi ritratti sono molto richiesti e gli giungono sin dall’estero commesse per decorare con il suo tocco sontuoso le pareti e i soffitti di monumenti e grandi palazzi. Sono senza dubbio le donne a ispirarlo. Davanti al
cavalletto ne percepisce la presenza prima ancora che il suo sguardo scivoli lungo le sinuosità dei loro corpi. Le donne sono le sue muse. Gustav è circondato dalle donne: a tratti burbero e sfuggente, è un uomo che attrae. Lo sanno Emilie, stilista e imprenditrice affermata, la compagna di vita che non lo avrà mai solo per sé; Hermine e Clara, le sorelle che condividono la dedizione nei suoi confronti; Marie, che porta in grembo suo figlio, ma sarà una madre sola. Lo sa la giovane Alma, si dice sia la donna più bella di Vienna e l’ha stregato con la sua determinazione e gli abbracci clandestini rubati alle convenzioni. E anche Olga, l’enigmatica donna dai capelli rosso fiamma. Lunghi, molto lunghi. A queste figure si aggiunge, come una sorta di controcanto, una voce femminile, figlia dell’acqua…
Il romanzo di Paola Romagnoli intreccia le vicende biografiche del pittore Gustav Klimt con le voci delle donne che lo hanno accompagnato tra la fine dell’Ottocento e il 1918, anno della sua morte. A cavallo tra finzione e storia, l’autrice evidenzia con straordinaria efficacia il ruolo che l’universo femminile ha avuto nella vita e nell’arte di Klimt, sullo sfondo di una Vienna nobile e sfavillante, dove nascono la Secessione viennese, le sinfonie di Mahler e la psicoanalisi di Freud.
 

E qui sotto due belle immagini della calda e... magica serata!




 

Paola Romagnoli vive a Milano con la famiglia e due gatti. Ha vissuto anche in Olanda, dove ha lasciato un pezzo di cuore. Ha pubblicato i romanzi Ho saltato prima dell’alba- (auto)ritratto di Jeanne Hébuterne (2006) e Agnès che rideva e mangiava amarene (2010), oltre a diversi racconti. Nel 2009 ha vinto l’VIII Concorso Letterario nazionale D Come Donna “Una storia semplice” con il racconto “Fine di un amore”. Giornalista, scrive di arte, viaggi, libri, architettura e design per riviste femminili, quotidiani e testate specializzate. Lettrice prima di tutto, ha un libro sempre con sé, li annusa, sottolinea e fa le orecchie alle pagine senza alcun senso di colpa. C’è sempre una radio nelle sue stanze e senza dubbio
il blu è il suo colore.
http://www.paolaromagnoli.it/paola.html

Guido Pace è un musicista, allievo del M.ro Renato Spadari, frequenta il settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Segue un corso di perfezionamento con il M.ro A. Franzi. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi otto concorsi di cui è risultato vincitore. Si esibisce in Duo con Marco Tencati Corino. 

Marco Tencati Corino è un giovane musicista, allievo della M.ra Paola Coppi, al settimo anno di studi presso la Scuola Civica di Milano “Claudio Abbado”. Al suo attivo diverse partecipazioni ad eventi culturali dedicati alla chitarra classica, inclusi sette concorsi di cui è risultato vincitore.  Sotto la guida del M.ro A. Franzi, affina alcune tecniche chitarristiche neoclassiche. Si esibisce in Duo con Guido Pace.

Per il 197° incontro del 12 gennaio 2017, il GdL sta leggendo "Picnic a Hanging Rock" di Joan Lindsay

Joan Lindsay
Picnick a Hanging Rock
Sellerio


INIZIO
Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate...

JOAN LINDSAY
Australiana di Melbourne, ha scritto (oltre a Picnic a Hanging Rock, 1967, da cui il regista australiano Peter Weir ha tratto un celebre, omonimo e fedele film) il libro di memorie Time Without Clocks (1962).

Per la nostra rubrica dei saggi n. 36 - Norberto Bobbio: “Elementi di politica. Antologia", Einaudi


di Enrico Sciarini

Se le opere di coloro che hanno lasciato un segno positivo nella Storia meritano di essere divulgate,  ra di esse dovrebbe avere un posto preminente la piccola antologia di Norberto Bobbio curata da Pietro Polito dal titolo: Elementi di Politica. Forse un titolo più appropriato sarebbe stato: Elogio della Politica, perché da grande insegnante di filosofia politica Bobbio inizia il suo libro scrivendo che la politica è l’attività che serve per rendere civile la convivenza tra le persone. Aggiunge poi che quando si fa parte di una comunità, volenti o nolenti si svolge un’azione politica anche disinteressandosi della politica stessa. Dato che l’attività politica implica l’esercizio di un potere, esso si può esercitare indifferentemente all’interno di una piccola famiglia o di una grande nazione. Bobbio identifica tre modi di esercitare il potere politico: - la funzione che svolge; - i mezzi di cui si serve; - il fine che si propone; li esamina a fondo concludendo che: “Il fine migliore che la politica dovrebbe prefiggersi è il bene comune”. Però determinare il bene comune di una Nazione non è semplice; in uno Stato democratico Bobbio considera “bene comune” ciò che è approvato dalla maggioranza dei cittadini. Ne consegue che la democrazia diventa la gestione del potere politico da parte della maggioranza dei cittadini di uno Stato. Inizia poi a trattare del rapporto politica-morale e lo fa per oltre quaranta pagine le quali, sintetizzate al massimo, affermano che: L’etica politica non deve derivare dal potere, ma dal bene comune. Raramente la politica è superiore alla morale, per esserlo deve conseguire un fine universale. Il fine giustifica i mezzi solo se il fine stesso è giustificato dalla morale. La seconda parte del libro chiarisce le due forme di democrazia: quella diretta e quella rappresentativa. Per Bobbio nessuna delle due forme ha mantenuto le promesse iniziali che il mondo si aspettava. Le ragioni individuate sono: l’avvento della tecnocrazia; l’aumento dell’apparato burocratico; l’aumentato numero delle aspettative. Mette inoltre in guardia dall’eccesso di partecipazione che può portare all’aumento dell’apatia elettorale. Proietta poi in un futuro ancora da realizzare l’idea che sia molto importante stabilire dove si vota e scrive: “Sino a che l’impresa e l’apparato amministrativo non vengono intaccati dal processo democratico, il processo di democratizzazione non può dirsi compiuto”. I temi trattati da Bobbio in questa antologia comprendono anche quello della pace e pacifismo, del diritto e del dovere, della pena di morte e della tolleranza. Pur non considerando la pace un bene assoluto, Bobbio attribuisce alla pace un valore superiore alla guerra e quindi da perseguire senza alcuna paura. Quando tratta dei diritti e doveri, Bobbio li considera entrambi elementi fondamentali per la democrazia. Precisa che per  il singolo cittadino vengono prima i diritti, per lo Stato vengono prima i doveri. La democrazia ha però per fondamento il riconoscimento dei diritti sia individuali che sociali. Tra i diritti sociali mette: il diritto al lavoro, allo studio, alla salute. Il diritto al lavoro è iniziato verso la fine del ‘700 con la prima rivoluzione industriale; Bobbio è morto nel 2004, non ha quindi vissuto gli anni della crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. Si è però reso conto di vivere in un mondo post industriale nel quale il mantenimento del diritto al lavoro diventa sempre più difficile. Ciò nonostante ha denunciato che dei diritti sociali si parli sempre meno; li ritiene compatibili con quelli individuali tanto da scrivere: “Il riconoscimento di alcuni diritti sociali sono il presupposto per l’esercizio dei diritti di libertà”. (p 243). Infatti afferma che l’individuo istruito è più libero di quello incolto, quello con un lavoro più di uno senza e uno sano più di un ammalato. Cose evidenti delle quali troppo spesso non se ne tiene conto.                             

Auguri dal Gruppo di Lettura!

Care amiche e cari amici del Gruppo di Lettura,
e carissimi lettori del Blog,

 le feste di Natale stanno per cominciare. Calore, gioia, simpatia, leggerezza: ingredienti per un buon umore che auguriamo a voi tutti. Il sapore vero rimane comunque la lettura, questa grande e splendida passione che ci accomuna e che ci unisce. In un caldo, profumato abbraccio. In allegato vi inviamo una foto davvero natalizia e un piccolo, lieve racconto della scrittrice Monique Pistolato che, ogni anno, si ricorda di noi e ci augura il meglio.

Quindi tanti auguri come stelle comete e... ci rivedremo con il nuovo anno...
...Giovedì 12 Gennaio, come sempre alle 21: vedremo il film Picnic a Hanging Rock tratto dall’omonimo romanzo di Joan Lindsay in lettura. In Auditorium - Centro Culturale G. Verdi, via XXV Aprile a Segrate.

Enza, Emanuela e Roberto
Gruppo di Lettura Segrate



Per il 196° incontro del 15 dicembre 2016, il GdL ha letto "Ernesto" di Umberto Saba

Umberto Saba
Ernesto
Einaudi


INIZIO
- Cossa el ga? El xe stanco?
- No. Son rabiado.
- Con chi?
- Col Paron: Con quel strozin. Un fiorin e mezo per caricar e scaricar due cari.
- El ga ragion lei.
Questo dialogo....

UMBERTO SABA 


Pseudonimo del poeta Umberto Poli, Umberto Saba nacque a Trieste nel 1883. Di famiglia ebraica dal lato materno, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. I suoi primi versi risalgono al 1900 ma il primo libro, Poesie, è del 1911; seguirono: Coi miei occhi (1912), Cose leggere e vaganti (1920), Il Canzoniere (1921; ed. crit. a cura di G. Castellani, 1981), Preludio e canzonette (1922), Figure e canti (1926), Preludio e fughe (1928), Tre composizioni (1933), Parole (1934), Ultime cose (1944), poi tutti raccolti nell'ediz. definitiva del Canzoniere (1945); e quindi Mediterranee (1947), Uccelli - Quasi un racconto (1951). Scrisse anche alcune prose fra narrative e liriche: Scorciatoie e raccontini (1946), Ricordi-racconti (1956) e Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), contributo alla critica di sé stesso; postumo (1975; nuova ed. 1995) è stato pubblicato un romanzo incompiuto, Ernesto, scritto nel 1953. Alla contemplazione delle cose ultime, pervasa da un pessimismo, da un senso atavico e quasi espiatorio del dolore, si congiungono, in S., una trepida inclinazione per la donna e per l'amore, un alacre interesse per le cose e le creature più umili, per gli aspetti più minuti della vita e della sua Trieste. E la sua poesia, autobiografica proprio nel senso di intimo diario e confessione, è di un tono medio, fra il cantato e il parlato, fra l'aulico e il popolaresco, fra l'alta lirica (dai vaghi echi leopardiani) e la canzonetta: conforme al suo gusto, educato sui classici (i quali, per lui, nato in una terra all'incrocio di più culture e non ancora unita all'Italia, costituirono anche l'unico riferimento sicuro in fatto di lingua) ma arricchito dai lieviti del romanticismo germanico e slavo, scaltrito dalla lezione della poesia dialettale veneta (e di quella realistico-borghese di V. Betteloni), e insieme sensibile alle suggestioni della psicanalisi. E se la conciliazione di queste varie componenti, e dei diversi modi, non avviene senza dissonanze, e la tendenza di S. a tradurre quella confessione o introversione in "racconto" dà luogo a frequenti cadenze prosastiche (temperate peraltro, nelle ultime poesie, da una certa concisione epigrammatica), è anche vero che, per la profonda umanità del suo impegno e per la schiettezza della vena lirica, la sua opera si colloca tra le maggiori della poesia contemporanea. Dell'importante epistolario di S., oltre al carteggio con P. A. Quarantotti Gambini (Il vecchio e il giovane, 1965) e a singoli gruppi di lettere pubblicati sparsamente, si può leggere l'ed. a cura di A. Marcovecchio, La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957 (1983). Moriì a Gorizia nel 1957.

(notizie tratte da Treccani.it)

La serata del 15 dicembre è stato anche un momento durante il quale il Gruppo di lettura si è scambiato gli auguri per le festività natalizie. Come tradizione, i partecipanti del gruppi hanno portato alcuni lorom oggetti realizzati a mano (le socie di d come donna hanno preparato dei bellissimi e utili portaocchiali, altri hanno realizzato alcuni messaggi), e hanno ricevuto dei libri in dono. Un brindisi finale e una fetta di panettone hanno ancora di più rafforzato la magica armonia del gruppo...
Qui sotto alcuni momenti della serata...




La piccola Aida che passa tranquilla davanti al gruppo! 


Un caffè con... Antonietta Pastore

Caffè o tè?
Caffè espresso, mi piace forte e con poco zucchero.

Cosa sta leggendo?
L’altrui mestiere di Primo Levi. Vi si ritrovano cose attualissime, un libro che non avevo ancora letto e che consiglio, interessante e toccante.

Carta o ebook?
Preferisco la carta, ma leggo anche gli e-book, si risparmia, si ottengono in breve tempo, soprattutto i titoli stranieri, e sono pratici in caso di consultazione. Oltre al fatto che a un certo punto i libri cartacei in casa non ci stanno in più. Il problema con gli e-book è che sembra di leggere sempre lo stesso libro. Certo la carta è un’altra cosa...

Ha un luogo del cuore?
Il mio studio, la mia scrivania. Anni fa durante un viaggio in Kenya mi è capitato di trovarmi in una situazione un po’ pericolosa e mi sono scoperta a pensare: chissà se rivedrò mai il mio studio e la mia scrivania. Il mio ubi consistam.

“Che fine aveva fatto quella ragazza esuberante?” si legge nelle prime pagine del suo nuovo romanzo Mia amata Yuriko. Sulle orme di una donna per tratteggiare anche la Storia di un Paese?
Il ‘la’ per questo libro me lo da dato quel che ho saputo dopo il terremoto di Fukushima. Senza anticipare nulla, sono venuta a conoscenza di situazioni che mi hanno molto colpita e che poi ho tratteggiato intorno alla figura di Yuriko. La condizione della donna in Giappone è diversa che da noi, c’è una grande differenza tra prima e dopo il matrimonio. Se una donna sceglie di sposarsi e fare dei figli è soggetta a un ridimensionamento della propria vita, direi uno schiacciamento dell’esuberanza, della speranza. Anche se ha studiato ed è preparata per una carriera. Sono molte le donne che lasciano il lavoro per seguire i figli ed è una scelta forzata, dovuta al fatto che gli aiuti alla maternità là sono addirittura peggiori di quelli che abbiamo qui. Se una donna vuole fare carriera deve sacrificare tutto, a meno che non abbia alle spalle madri disposte a fare le nonne a tempo pieno. Ne avevo parlato nel mio libro Nel Giappone delle donne. La gestione della casa e della famiglia è ancora nelle mani esclusive delle donne; gli uomini sono dedicati al lavoro e comunque tornano a casa molto tardi alla sera.

Nel suo Leggero il passo sui tatami mette a fuoco le contraddizioni della cultura e dello stile di vita giapponese; cosa le manca di più oggi del Giappone?
Mi manca il senso di responsabilità della gente, un senso di rispetto per gli altri capace di andare oltre l’interesse personale, la consapevolezza che se si pensa solo a sé si mettono in difficoltà gli altri. Puntualità e onore alla parola data sono punti fermi in Giappone, è tutto molto preciso e l’affidabilità totale. Per fare un esempio semplice, là sarebbero inconcepibili i pagamenti a 60 giorni che qui da noi sono la consuetudine; casomai ti pagano addirittura prima.

Lei che ha vissuto così a lungo in un Paese lontano dalla sua terra d’origine, vuole dirci qualcosa sull’intreccio tra luogo e identità?
Direi che c’è il rischio di una perdita di identità. Ma se ci si difende per conservarla intatta si va a scapito di una propria evoluzione. Se si vuole assimilare un’altra cultura bisogna aprirsi. Allo stesso tempo non si deve sbilanciarsi troppo per farsi accettare o benvolere per forza, altrimenti poi ritrovare l’equilibrio è complicato. Credo sia un percorso lungo, ci vuole molta umiltà e la capacità di guardare a sé anche da una certa distanza.

Oltre che autrice lei è anche traduttrice dal giapponese all’italiano da molti anni; come si trova il punto d’incontro tra una lingua così densa di simboli dal significato complesso e l’italiano? Come si può rispettare e mantenere la ‘musica’ delle pagine?
Quel che faccio spesso prima di tradurre un testo è rileggere le Lezioni americane di Calvino, dove parla della leggerezza soprattutto, e cerco di inquadrare il lavoro in quest’ottica.
Per quanto riguarda il ritmo, nell’ultimo libro di Murakami che ho tradotto e che contiene suoi saggi sulla scrittura è lui stesso ad affermare di scrivere come se suonasse uno strumento. Picchia sulla tastiera del computer come se fossero i tasti del pianoforte. La scrittura per lui è ritmo, da amante del jazz, un ritmo sincopato e trascinante; è difficile che le sue frasi siano lunghe o troppo complesse e pesanti, ed è un ritmo molto personale che è anche divertente da rendere. Ci sono poi scrittori diversi, naturalmente, come Nakagami Kenji che invece utilizza un periodare proustiano, complesso, con subordinate di diverso grado e la frase reggente messa all’ultimo. In questo caso mi aiuta l’amare molto Proust.

Ci consiglia un autore/autrice giapponese, anche meno conosciuto, che secondo lei andrebbe letto, magari con il nostro Gruppo di Lettura?
Ho appena tradotto Il fiume senza ponti di Sumii Sue per Atmosphere Libri. E’ un romanzo che tratta un argomento scabroso, la storia degli ex fuori casta, gli ‘eta’. E questa autrice che è stata una femminista e ha molto operato in difesa delle minoranze, sceglie qui di romanzare la vita del fondatore del Movimento di liberazione degli eta. E’ un libro dove si trova una bellissima rappresentazione della vita nelle campagne giapponesi.
Un'altra autrice, completamente differente, è Kawakami Hiromi, anch’essa pubblicata da Einaudi con i romanzi La cartella del professore e Le donne del signor Nakano.

Per concludere, vuole provare a dirci cos’è per lei la Lettura?
La Lettura per me è come le vacanze. Mi sento in vacanza quando posso leggere, è proprio gioia, piacere, e se mi capita una giornata intera (cosa rara) da poter dedicare alla lettura allora sì...
 


Antonietta Pastore è nata a Torino, dove abita, e ha vissuto a lungo in Giappone. Traduttrice dal giapponese all’italiano di autori quali Murakami Haruki, Natsume Soseki e Kawakami Hiromi, è inoltre autrice. Il suo ultimo romanzo, pubblicato quest’anno, è Mia amata Yuriko (Einaudi 2016), preceduto da Leggero il passo sui tatami (Einaudi 2010, appena ristampato) e Nel Giappone delle donne (Einaudi, 2004).

Intervista di
Paola Romagnoli






Per la nostra rubrica dei saggi n. 35 - Luigi Zingales: “Manifesto capitalista” Rizzoli 2012

Luigi Zingales
Manifesto capitalista
Rizzoli 2012


di Enrico Sciarini

Nella sua prefazione l’Autore scrive che i suo libro è “un resoconto impietoso dei problemi dell’attuale sistema economico e un’appassionante richiesta di cambiamento”. Dichiara anche che il “libero mercato” rimane il migliore dei sistemi possibili che, pur con tutti i suoi difetti, offre sempre il maggior numero di opportunità al maggior numero di persone. Ed è proprio per tale maggioranza di persone che Zingales dice di aver scritto il suo libro. Le Sue proposte si basano sulla forza della competitività estesa non solo al mercato, ma anche alla politica, alla cultura e all’informazione. Dichiara poi che il suo capitalismo, per essere accettato dalla maggioranza dei cittadini non deve comportare troppe differenze di reddito. Illustra con chiarezza le nefaste conseguenze del nepotismo e del clientelismo aggiungendo che quando un’impresa riesce a monopolizzare il mercato con l’appoggio governativo, essa diventa talmente colossale da essere considerata uno Stato nello Stato così che nessuno può permettersi di farla fallire. Più avanti spiega quanto sia importante quello che Lui chiama “valore civico”, vale a dire l’insieme delle aspettative e dei valori che favoriscono la cooperazione. Inevitabilmente affronta quindi i problemi etici concernenti l’economia: Per Zingales il profitto non dovrebbe essere l’unico criterio per misurare il successo di un’azienda e nemmeno quello di uno studente. E’ molto critico anche con le “lobby” che sarebbero per Lui “una distorsione del mercato che fa trionfare il capitalismo clientelare”. Per coloro che non intendessero leggere le 359 pagine del libro, è raccomandabile almeno la lettura della postfazione, tutta dedicata all’Italia e alla sua “peggiocrazia”; in sole 16 pagine ne mette a nudo gli aspetti più deleteri che fanno dell’Italia una nazione non più in grado di reggere il confronto con quelle più progredite. Ne indica le cause, la maggiore delle quali è la mancanza di fiducia nei confronti dei governanti. Confida in una difficile ripresa affidata ai giovani, alle donne e agli immigrati. Luigi Zingales è un economista che insegna imprenditorialità e finanza all’Università di Chicago. 

Per il 195° incontro del 10 novembre 2016, il GdL ha letto e commentato "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" di Audrey Niffeneger. Ospite la psicologa e psicoterapeuta Ottavia Zerbi

Come ormai consuetudine del mese di novembre, il gruppo di lettura converserà attorno a un romanzo ("La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" di Audrey Niffenegera) a partire da alcuni spunti di riflessione su un tema di carattere psicologico che fornirà Ottavia Zerbi, psicologa e psicoterapeuta.


Quando Henry incontra Clare, lui ha ventott'anni e lei venti. Lui non ha mai visto lei, lei conosce lui da quando ha sei anni... Potrebbe iniziare così questo libro, racconto di un'intensa storia d'amore, raccontata da due voci che si alternano e si confrontano. Si costruisce così sotto gli occhi del lettore la vita di una coppia e poi di una famiglia cosparsa di gioie e di tragedie, sempre sotto la minaccia di qualcosa che nessuno dei due può prevenire o controllare. Artista, professore all'Interdisciplinary Book Arts MFA di Chicago, Audrey Niffenegger firma con questo libro il suo primo romanzo.



Audrey Niffenegger
Artista e scrittrice statunitense (South Haven 1963). Docente presso il Center for book and paper arts del Columbia college Chicago, ha affiancato all’attività di artista visuale la scrittura di finzione. Del 2003 è il romanzo The time traveler’s wife (trad. it. 2005) cui sono seguiti nel 2009 Her Fearful Symmetry (trad. it. 2009) e nel 2013 Raven Girl. Ha pubblicato anche tre graphic novel: The three incestous sister (2005), The Adventuress (2006) e The Night Bookmobile (2008).


Ecco qui sotto alcuni momenti della bella serata:










Resoconto della serata

Ottavia Zerbi commenta la lettura del romanzo dando un’interpretazione psicologica.
E’ partita dall’idea di avere la sensazione di conoscere qualcuno da sempre.
Per spiegare questa strana sensazione , familiare a tutti però, è possibile ricorrere a ipotesi paranormali, esoteriche per giungere poi a quelle psicologiche e psicoanalitiche.
Si dichiara curiosa e impaziente di conoscere anche le impressioni delle altre partecipanti su questa lettura molto particolare.
Alla fine non ha trovato corrispondenza con ciò che si era immaginata. Il protagonista è un po’ senza scrupoli, pur trovandosi in situazioni molto strane, non si esime dal picchiare o rubare.
Lui non lascia alcuna scelta alla moglie che già da bambina ha a che fare con lui.
Spesso accettiamo anche piccole cattiverie da chi ci ama da sempre perché siamo abituati a pensarci come un noi.

Talvolta capita di incontrare qualcuno che ci sembra di conoscere da sempre:
La teoria  paranormale, ritiene che questa sensazione si dipesa da percezioni extra sensoriali. Non ci arriva attraverso i cinque sensi ma attraverso il così detto sesto senso, cioè la telepatia – chiaroveggenza – precognizione di eventi futuri
Le Teorie che si fondano sulla sulla reincarnazione ritengono che abbiamo la sensazione di conoscere quella persona perché in un’altra vita la conoscevamo davvero.
Le Teorie psicologiche ritengono che la sensazione di conoscere qualcuno da sempre dipenda dal nostro inconscio e cioè da quei processi mentali che non conosciamo del tutto e che non controlliamo fino in fondo. Noi guardiamo tutto con le nostre lenti e quando ci relazioniamo con altri soggetti non siamo mai davvero neutri abbiamo il nostro vissuto che ci condiziona e che usiamo come filtro per conoscere gli altri e il mondo. In particolare secondo la teoria della proiezione, noi proiettiamo sugli altri i nostri desideri e spesso vestiamo l’altro di quello che noi vorremmo. Spesso evidenziamo e idealizziamo le parti migliori dell’altro. La mente cancella le parti che non ci piacciono e le mettiamo in ombra mentre accentuiamo le cose che ci piacciono. Questa sensazione si autoalimenta. Poi nasce l’intimità che costituisce quel terreno di conoscenza che unisce due individui. Il meccanismo è quello di proiettare i propri desideri che si devono agganciare a quelli dell’altro. Lacan, in particolare, ha teorizzato questo meccanismo nella sua teoria dell’Altro. Però finchè non conosciamo a fondo noi stessi non abbiamo gli strumenti per conoscere in verità l’altro. Spesso il rischio dopo tanti anni trascorsi insieme è quello di arrivare al fatidico non ti riconosco più… Anche la teoria del deja vu può dare questa sensazione che spesso caratterizza molto chi soffre di epilessia. Anche la suggestione può indurre in errore. Spesso la madre del figlio che ha avuto un incidente in moto afferma che se lo sentiva, trascurando in fatto che viveva però in ansia tutte le volte che il figlio prendeva la moto. Sono comunque esperienze che entrano nella normalità del nostro cervello anche se non sappiamo ancora del tutto spiegarle. Dati statistici informano che quando si verificano gli ncidenti di treno i passeggeri sono spesso il 10 per cento in meno.


COMMENTI DEL GRUPPO

- Non mi è piaciuto e non ho proprio capito la coesistenza dei due io del protagonista.

– E’ passata attraverso molti stati d’animo: piacere, noia e non vedeva l’ora che finisse. Alla fine le è piaciuto e lo considera una grandissima storia di amore. Ha amato molto anche le figure di contorno gli amici e il dottore.

–  L'ha trovato sconclusionato e per cercare di capirlo più in profondità ha visto anche il film.

–  Ha preso come punto di riferimento il momento dell’incontro reale attorno al quale ruotano tutti gli avvenimenti. L’ha vissuto non come paranormale ma come geniale stratagemma narrativo attorno al quale la storia si dipana. Ha colto molto il maschile e il femminile:  Penelope e Ulisse. La donna ha più le radici nella terra mentre l’uomo tende a svolazzare. Arriva nudo e bisognoso di nutrimento.

–  Per lei la narrazione parla di universi paralleli.

–  L’ha trovata una lettura molto faticosa senza capire dove andava a parare.
 

– Ha fatto fatica all’inizio ma ha trovato molto angoscianti le ultime 100 pagine. Che cosa succede quando sai di avere una scadenza?
 A questo proposito cita Woody Allen vivi tutti i giorni come fosse l’ultimo prima o poi ci azzecchi.

-  La dimensione tempo è descritta in maniera molto originale. Il tempo è nulla l’unica cosa che conta è la relazione. Per lei il piacere è stato quello di immergersi in questa relazione.

–  L’ha letto tanto tempo fa e le era piaciuto tantissimo. Ha escluso completamente la sequenza temporale e si è fatta affascinare dal legame profondo che c’è tra loro. L’ha passato al marito ingegnere che lo ha apprezzato molto e ha trovato delle assonanze matematiche molto precise e ben strutturate.

–  Clare non è libera ama questo uomo che però è l’unico che ha conosciuto.

–  non ha finito il libro ma chiede se conoscere bene se stesso prima di capire l’altro è un concetto generale o è relativo al libro. Ottavia risponde che la conoscenza reciproca richiede una “co-costruzione”.

 – Aveva aspettative diverse, ha trovato le prime pagine le ha trovate molto. Avrebbe voluto più continuità la continua interruzione non ti consente di fluire in modo scorrevole.