Per il 217° incontro del 12 luglio 2018, il GdL sta leggendo "La cena" di Herman Koch

Herman Koch
La cena
Neri Pozza

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l'argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli.
Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti.
Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile. Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l'attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera.
Serge, il fratello di Paul, è il padre dell'altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l'omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica.
Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo.
Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto?
Due coppie di genitori per bene durante una cena in unbel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli...?
Una storia dura, emozionante, provocatoria, con la suspense di un thriller d'autore. Un dramma contemporaneo che racconta l'intimità di una famiglia e lo sconvolgente attrito tra le necessità del cuore e quelle della morale, la scelta a volte impossibile tra l'amore verso un figlio e il rispetto per la vita degli altri.


Herman Koch (1953) è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. All’esordio Red ons, Maria Montanelli (1989) sono seguiti Eten met Emma (2000) e Denken aan Bruce Kennedy (2005). Con La cena (Neri Pozza 2010, BEAT 2011) e Villetta con piscina (Neri Pozza 2011, BEAT 2013) ha ottenuto uno straordinario successo internazionale.

Per il 216° incontro del GdL del 21 giugno. Il GdL ha visto il film tratto dal romanzo "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro
Quel che resta del giorno
Einaudi


La prima settimana di libertà dell'irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l'esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, cosí tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge di aver vissuto come un soldato nell'adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo? Da questo straordinario romanzo di Ishiguro, acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e vincitore del prestigioso Booker Prize, nel 1993 il regista americano James Ivory ha tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.
(fonte: Einaudi Editore)

Kazuo Ishiguro


Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki nel 1954 e si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960. Tutti i suoi romanzi sono tradotti in italia da Einaudi: Un pallido orizzonte di colline (1982), Un artista del mondo fluttuante (1986), Quel che resta del giorno (ultima edizione Super ET 2016), Gli inconsolabili (1995 e 2012), Quando eravamo orfani (2000), Non lasciarmi (ultima edizione Super ET 2016) e Il gigante sepolto (2015 e 2016). Per Einaudi ha pubblicato anche la raccolta di racconti Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (2009 e 2010) e La mia sera del ventesimo secolo e altre piccole svolte (2018). Da Quel che resta del giorno (Man Booker Prize 1989) è stato tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Nel 2008 il «Times» l'ha incluso fra i 50 più grandi autori britannici dal 1945. Nel 2017 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. 


Il GdL ha visto il film tratto dall'omonimo romanzo oggetto di lettura "Quel che resta del giorno". Ecco due immagini di ieri sera. E una nostra amica e lettrice ci voluto augurare "Buone vacanze"!


 

Per la nostra rubrica dei saggi n. 48 - Armand Mattelart, "Storia della società dell’informazione", Einaudi 2002.

Armand MattelartStoria della società dell'informazionee
Einaudi


 
Di Enrico Sciarini
 

Senza dubbio quella di Mittelart è un’accurata storia di come si è arrivati alla globalizzazione dell’informazione nei suoi aspetti positivi e negativi. Inizia molto indietro nel tempo, dall’Impero Romano, attraverso due millenni durante i quali l’Umanità ha sempre più intensificato i propri mezzi di comunicazione. Dallo scorso secolo in poi, scrive Mittelart, sono gli Stati Uniti il centro da cui si irradia l’innovazione tecnico-scientifica e la cultura di massa, prodotta da un modello consumistico elevato. Dagli USA si irradia pure la supremazia della tecnologia. Con l’avvento delle “macchine informatiche”, dalla metà del novecento in poi la “rete” si diffonde su tutto il pianeta senza alcun controllo sugli effetti positivi e negativi che ha generato. La “rete” ha invaso la vita degli esseri umani. Mittelart racconta come si sia diffusa nel giro di pochi decenni; con oltre 250 citazioni riporta i nomi dei molti sostenitori e dei pochi diffidenti. Tra questi annovera il sociologo francese Jacques Ellul il quale, già nel 1954, aveva previsto l’irresistibile ascesa di un “sistema tecnico” autonomo, totalizzante e auto riproduttore che, né la morale, né la politica avrebbero potuto contrastare. Anche il canadese Marshall Mc Luhan (1911 – 1980) aveva previsto il primato della tecnologia che, usando i mezzi di comunicazione, avrebbe creato un “villaggio globale”. Ne è invece scaturito un coacervo di relazioni interdipendenti  produttrici di anonimato e alienazione politica. Più ottimisticamente il giapponese Yoneji Masuda (1905 – 1995) prevedeva che la creatività avrebbe avuto il sopravvento sul consumismo. Anche questa una previsione non azzeccata. Il connubio tecnologia – informazione ha sicuramente generato grandi benefici; restano però ancora da valutarne gli occulti aspetti negativi. Mittelart ne cita uno allarmante: “il soft power”, la seduzione, che consiste nella capacità di suscitare nelle persone il desiderio di ciò che si vuole desiderino; la facoltà di indurre ad accettare norme e istituzioni che producano il comportamento desiderato.” (p.118) In altre parole vuol dire essere succubi del sistema, ossia essere schiavi credendo di essere liberi! Armand Mittelart è nato in Belgio nel 1936, ha insegnato teoria della comunicazione in Francia e i Cile. Ha scritto la Storia dell’informazione alla fine del secolo scorso. Nel gennaio del 2001 aveva partecipato al 1° Social Forum di Porto Alegre in Brasile durante il quale vennero denunciati i guasti del modello ultra liberista della globalizzazione. In Italia il Suo libro è stato pubblicato nel 2002; in tale occasione, nel novembre 2001, Mittelart ne ha scritto la breve prefazione che si conclude così: “ La volontà delle grandi potenze d’interrogarsi sulle cause profonde del disordine mondiale è sempre meno visibile.” A 17 anni di distanza la tecnologia ha proseguito il suo inarrestabile progresso e, purtroppo, è progredito anche il disordine mondiale.

Per il 215° incontro del 17 maggio 2018 il GdL ha letto e commentato "Le braci" di Sándor Márai

Sándor Márai
Le braci
Adelphi 


Dopo quarantun anni due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un «duello senza spade» – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile.

«...un libro straordinario per grandezza d'ispirazione e intensità di stile, da mettere accanto ai pochi libri bellissimi della sua epoca».
PIETRO CITATI


Fonte: https://www.adelphi.it/libro/9788845922572


Narratore ungherese (Košice 1900 - San Diego 1989), Sándor Márai studiò a Budapest e in Germania. Dal 1948 ha lasciato l'Ungheria e ha soggiornato in Italia e negli Stati Uniti. Borghese di origine, educazione e cultura, M. è, nei suoi numerosi romanzi, un acuto e severo analizzatore degli stati d'animo dei personaggi appartenenti al suo ceto. Tra le sue opere: Egy polgár vallomásai (1934; trad. it. Confessioni di un borghese, 2003); Válás Budán (1936; trad. it. Divorzio a Buda, 1938); Féltékenyek ("Gelosi", 1937); A szegények iskolája (1939; trad. it. La scuola dei poveri, 1951); Vendégjáték Bolzánóban (1940; trad. it. L'amante del sogno, 1941); Sirály (1943; trad. it. Il gabbiano, 2011); A gyertyák csonkig égnek (1946; trad. it. Le braci, 1999); Sértődättek ("Offesi", 3 voll., 1947-48); Béke Ithakában ("Pace in Itaca", 1952); Napló ("Diario", 1958); San Gennaro vére ("Sangue di San Gennaro", 1965); Hallgatni akartam (2017; trad. it. Volevo tacere, 2017).
Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/sandor-marai/

Resoconto del romanzo di Sandor Marai – Le braci  - GDL del 17.5.18
- Questo romanzo è scritto in modo stupendo. La struttura è divisa in due parti, la prima introduce i due protagonisti e il mistero. Sullo sfondo c’è l’Austria dopo la Prima Guerra Mondiale, l’educazione militare, il paesaggio che viene descritto minuziosamente e la vita agiata.

La seconda parte sembra un lunghissimo monologo durante il quale il protagonista cerca una risposta dopo 41 anni. L’autore dispensa però troppe perle di saggezza, il bacio finale con la balia sembra l’unico momento di affettività e di amore vero.
Traspare un certo dannunzianesimo.

L’autore dimostra una grande capacità nell’analizzare le emozioni e i sentimenti. Le braci simboleggiano le emozioni forti che però sono state elaborate e le fiammate sono diventate braci.

- Il ritmo di questo romanzo è molto lento. Le braci non sono quelle del diario lasciato bruciare nel caminetto ma simboleggiano il tempo della vecchiaia che fa spegnere le grandi emozioni.
La domanda diretta del protagonista all’amico ormai non ha più senso perché la vita stessa è stata modellata dall’evento. Dopo tanto tempo non ha più senso chiedersi perché. L’autore non ci mette a parte ma ci lascia solo intuire…il significato della vita emerge da queste pagine.
Il protagonista prova pietà per questi due amanti che a causa sua non hanno potuto vivere il loro amore, sono un uomo e una donna sofferenti. Comprende solo dopo tanti anni come lui sia stato determinante nella vita di loro due.

- Si tratta di un libro potente la trama è intessuta di profonde riflessioni filosofiche sulla vita, sugli affetti e sul perdono. Tra il protagonista e la balia esiste un tenero amore filiale che lo accompagna fino alla fine.

- Il titolo originale è “ ardere la candela fino in fondo”.

- La lettura di questo romanzo anche se non molto gradita fa comunque scaturire alcune riflessioni.
Il lungo monologo che caratterizza la seconda parte fa conoscere al lettore l’arrovellamento interiore del protagonista che non giunge alla verità perché si rende conto di non volerla conoscere e le domande che pone al suo interlocutore in realtà vogliono rimanere senza risposta. Si parla molto di amicizia ma non esiste un vero sentimento di amicizia perché in nessuna parte del racconto emerge la gratuità dell’anima.

- Romanzo molto intenso, il protagonista ricerca per tutta la vita una verità che poi si rende conto di non voler raggiungere. La storia riguarda tre personaggi tra loro molto diversi, solo il protagonista si può considerare un vero militare, l’amico, invece, lo fa per dovere, lui e la moglie hanno tante affinità in comune: la passione per la musica e per l’arte. La moglie non ama il marito, in lui ricerca un senso di sicurezza.

- Il protagonista che ferma quasi la sua vita per capire il suo passato diventa vecchio, si accontenta solo di guardare indietro congelando il suo cuore nel cercare di capire qualcosa che non troverà mai risposta.

Per la nostra rubrica dei saggi n. 47 - Giovanni Solimine: "Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia", Laterza 2014




di Enrico Sciarini

Condizione sociale di origine, tipo di scuola frequentata e area di appartenenza geografica rivestono un ruolo determinante per la valutazione del livello culturale in Italia. Con un attento lavoro di ricerca, Solimine ritiene che il confronto con le altre nazioni sul livello culturale è per noi disarmante. Va detto che per “Cultura” l’Autore non intende solo il possesso di nozioni, bensì la capacità di orientarsi in un contesto sociale, di comprendere le logiche di riferimento e di incidere su di esse, e anche la capacità di fronteggiare le situazioni. In altre parole di saper prendere decisioni giuste al momento giusto. Quello che Solimine definisce “capitale umano di una nazione” consiste nel patrimonio di abilità, conoscenze e competenze acquisite dai propri cittadini. Un buon sistema formativo in grado di produrre capitale umano ha i suoi costi, ma i costi che si pagano per l’ignoranza sono certamente maggiori. Conoscenza e competenza facilitano il benessere individuale e collettivo perché “il benessere non lo si misura solo con il reddito, ma corrisponde in primo luogo alla possibilità di star bene, di vivere responsabilmente con gli altri e di essere inseriti in un contesto sociale forte e coeso”. (p.36) Tutto questo vuol dire che in Italia, per mettersi alla pari con le nazioni più sviluppate, oltre all’esigenza di aumentare di qualche punto il Prodotto interno lordo (PIL), c’è l’esigenza di aumentare di qualche punto il livello culturale degli italiani, ossia di aumentare il numero dei cittadini che si laureano, che leggono di più, che si informano di quanto avviene nel mondo, che abbiano maggiori conoscenze artistiche e scientifiche. Scrive infatti che: “lo spartiacque tra ricchezza e povertà passa attraverso la quantità e la qualità delle conoscenze possedute” (p. 73). Il concetto di benessere e di come raggiungerlo è ampiamente spiegato nella seconda parte del libro. Citando illustri studiosi, vengono identificati tre tipi di beni che contribuiscono alla formazione del “benessere”. – Beni pubblici. – Beni privati. - Beni sociali.  Questi ultimi si riferiscono a beni immateriali come le comunicazioni e la rete informatica. Ed è proprio all’informatica che è dedicata la terza parte del libro. Tra le numerose pagine ricche di percentuali ce n’è una interessante che dice: “ Il 15% dei progetti finanziati dall’Unione Europea è presentato da ricercatori italiani, (sono 46 su 312) ma solo 20 dei 46 progetti sono realizzati in Italia.” (p. 155) Ecco spiegata la fuga di cervelli! Cosa si può fare per migliorare la situazione? La risposta di Solimine è: “nutrire gli italiani di pane e cultura”. (p.156) Scrive poi che la nostra organizzazione sociale ha bisogno di “lavoratori della mente”, vale a dire di giovani interessati ad approfondire le proprie competenze e metterle a disposizione della società. E tra le proposte concrete c’è l’istituzione “dell’anagrafe delle ricerche” con la quale sarebbe possibile sapere quanti sono gli istituti di ricerca e di cosa si occupano. Ampio spazio è dedicato anche alle biblioteche; esse vengono definite “magazzini delle idee”. Il libro si chiude con l’invito ai diversi settori che si occupano della cultura a cooperare maggiormente tra di loro per sconfiggere un male antico: l’ignoranza. Giovanni Solimine è docente di biblioteconomia all’università “La Sapienza” di Roma. E’ stato presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Sabato 5 maggio si è svolto il 3° incontro della rassegna "Una trama di fili colorati" con le scrittrici Rosa Teruzzi e Carla Zanardi


All’interno della rassegna: “Una trama di fili colorati. Conversazioni, spunti e incontri intorno al femminile ieri e oggi”, 7ª edizione
LA MILANO DI ROSA TERUZZI E DI CARLA ZANARDI
Sabato 5 maggio 2018, ore 17
Sala Emeroteca - Centro Culturale “G.Verdi” / via XXV Aprile, Segrate - Ingresso libero
La riflessione del legame che unisce le donne ai propri luoghi e alla storia, dopo essere stata al centro nei primi due appuntamenti della rassegna (con la mostra “Perle d’Africa” e con la scrittrice Margherita Oggero), lo è anche in questo terzo incontro con Rosa Teruzzi e Carla Zanardi, autrici, rispettivamente di Non si uccide per amore (Sonzogno), e Donne a Milano (Iacobelli). Due libri ambientati entrambi a Milano, con intense protagoniste (le divertenti e acute investigatrici del romanzo di Rosa Teruzzi, le varie figure femminili nelle otto storie del libro di Carla Zanardi). Per considerare quanto e come le donne abbiano dato e continuino a dare a Milano.
Presenta Palma Agati, Giornalista
Letture Noemi Bigarella
Ecco alcune immagini dell'incontro:










Per il 214° incontro del 19 aprile 2018 il GdL ha letto e commentato "Eredi di un mondo lucente" di Cynthia Ozick

Cynthia Ozick
Eredi di un mondo lucente
Nel 1935 la diciottenne Rose Meadows, orfana, brillante, colta, distrutta, ‟essenzialmente una persona che si limita a guardare e ascoltare” e appena buttata fuori dalla casa di suo cugino Bertram dall'odiosa fidanzata comunista, risponde a un annuncio di un giornale di Albany che richiede un'assistente per una famiglia recentemente arrivata da Berlino che deve, da lì a poco, trasferirsi a New York. Sebbene non sia chiaro se Rose debba fare da segretaria a Rudolf Mitwisser (uno studioso ossessionato dall'antica eresia ebraica del kartismo), da infermiera a sua moglie Elsa (ex ricercatrice nel più importante istituto scientifico tedesco, espulsa perché ebrea) o da tata ai loro cinque difficili figli, Rose è l'unica ad aver risposto all'annuncio. E non ha altro posto dove andare. Comincia così la storia – curiosa e divertente – della vita di Rose con i Mitwisser, una convivenza che durerà qualche anno, fin quasi alla vigilia della Seconda guerra mondiale. È una famiglia di profughi strana, quella dei Mitwisser. Lui, Rudolf, studioso di storia delle religioni con particolare riguardo agli scismatici, agli eretici e agli apostati, è completamente assorbito dai suoi studi, e lascerebbe volentieri le cure domestiche alla moglie. Ma Elsa ha ricevuto dalle ultime vicende, fuga in America compresa, una tale scossa che il suo equilibrio sembra fortemente compromesso. Con cinque figli in casa, al professor Mitwisser occorre ben altro che una semplice assistente, anche se Anneliese, la maggiore, sembra sovrintendere con una certa fermezza a questa baraonda familiare. Ed è così che Rose, più che assistere il professore, si occuperà della casa, dei figli e in particolare di Elsa, vittima di un'apatia che la tiene quasi sempre inchiodata al letto. L'ulteriore stranezza dei Mitwisser è data dal fatto che sopravvivono solo grazie alla generosità di un personaggio altrettanto strambo: James, figlio di uno scrittore e disegnatore di libri per bambini, che, prendendo a modello il proprio figlio, ha realizzato una serie di opere immortali diventate una cornucopia di royalty per sé e per i propri discendenti. Che si riducono a uno solo, James, appunto, il figlio e modello che ora sta cercando in tutti i modi di disfarsi di un'eredità troppo pesante, giocando d'azzardo, viaggiando attraverso l'America, finanziando persone e iniziative improbabili e contribuendo al mantenimento dei Mitwisser. Le avventure dei diversi personaggi, lo svolgersi delle loro vite sono raccontate da Cynthia Ozick con straordinaria vivacità e umorismo; questo nuovo romanzo di una delle più grandi scrittrici americane – considerato dalla critica, oltre che una delle sue opere più accessibili, anche uno dei suoi romanzi più belli e riusciti – è molte cose insieme: un tenero racconto d'amore, una fiaba, una rievocazione dei romanzi vittoriani, una riflessione sulla differenza tra Europa e America. Ma è anche, e forse soprattutto, un meraviglioso ritratto di outsider, uniti insieme dal caso e che si rifugiano in aggrovigliate esistenze di erudita beatitudine per opporsi allo squallore di un mondo caotico e duro. 
Cynthia Ozick, nata nel 1928 da genitori ebreo-russi, a New York, dove vive, cresciuta da un lato con un’educazione religiosa ma dall’altro con una mentalità laica, ha studiato Letteratura alla New York University e all’Ohio State University. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Trust, nel 1966, ha ricevuto vari premi e lauree ad honorem, ed è oggi riconosciuta come una delle più importanti scrittrici americane. Tra i suoi libri in italiano: La galassia cannibale (Garzanti, 1988), Lo scialle (Garzanti, 1990; Feltrinelli UE, 2003), Il Messia di Stoccolma (Garzanti, 1991; Feltrinelli, 2004), Il rabbino pagano (Garzanti, 1995), Eredi di un mondo lucente (Feltrinelli, 2005). Ha pubblicato inoltre: The Puttermesser Papers (1997); i saggi Art and Ardor (1983), Metaphor and Memory (1989), Fame and Folly (1996), Quarrel & Quandary (2000), The Din in the Head (2006); l’opera teatrale Blue Light (1994). 

Ecco qualche immagine dell'incontro, in attesa del resoconto della serata!







Eredi di un mondo lucente – Ozick Cinzia

I commenti dei partecipanti al gruppo sono molto diversi tra loro, alcuni hanno fatto fatica e non hanno apprezzato molto il romanzo, altri invece lo hanno amato e ne sono rimasti profondamente colpiti.
- Non sono stata coinvolta dalla lettura, non l’ha finito. L’ha trovato pieno di cose ti costringe a passare da una situazione all’altra molto il racconto risulta molto difficile da seguire.
Solo nel finale si chiarisce tutto, l’autrice affronta argomenti difficili e molto profondi, i personaggi sono straordinari.
-Per qualcuno la lettura inizialmente è stata molto faticosa poi ha deciso di proseguire si è affezionato ai personaggi del mondo lucente, rappresentato dall’Europa, che però sono stati costretti ad abbandonare in quanto profughi.
La figura di Bear Boy entra di prepotenza nella storia e solo alla fine tutte si chiarisce.
-A qualcuno è piaciuto moltissimo e considera straordinaria la scrittrice. Le storie all’inizio sono molte, intrecciate tra loro e sembrano quasi incomprensibili, all’inizio sembra di entrare in un mondo surreale.
Rosie è stata la sua prediletta, la protagonista sfortunata alla quale si è subito affezionata.
Bear Boy lega tutto, è un ragazzo pieno di problemi e per questo non è mai riuscito a diventare grande. Non è mai cresciuto nella vita ha saputo solo sperperare la sua grande fortuna ma si rivela anche l’aiuto provvidenziale per questa famiglia in difficoltà. Le discussioni sono molto belle.
- All’inizio è stata una lettura difficile, si doveva passare da un personaggio all’altro e capire che ruolo avesse Rose in quella casa.
I personaggi sono astratti, quasi metafisici, il padre di famiglia si estranea da tutto.
Bear Boy, invece, rappresenta la materializzazione di se stesso, nel fumetto ha perso l’identità sociale e reale, la ritrova quale benefattore della famiglia di profughi.
- Qualcuno ha apprezzato molto la lettura e preso nota delle riflessioni filosofiche che l’autrice dissemina nel romanzo. L’ha gustato fino alla fine anche perché il periodare non è complesso e ci sono molti dialoghi
-Lettura difficile, la storia è interessante ma svela gli intrecci solo nel finale.
Alcuni personaggi sono caricaturali. Spesso eccessivo anche se l’autrice dimostra di scrivere molto bene, però nel complesso è risultato appesantito dalle troppe discussioni.
- La famiglia descritta può essere considerata l’opposto della “famiglia del Mulino Bianco”, è una famiglia dove sta l’imperfezione e dove il passato incombe su tutti i membri. L’ha molto colpita l’atteggiamento di Rudolf nei confronti della moglie: la accetta ma lascia che rimanga nel suo mondo, non dimostra alcuna cura nei suoi riguardi.
Solo Bertrand la porterà al cambiamento, le dimostra una cura amorevole, i due si confidano a vicenda, entrambi hanno il bisogno di essere perdonati. Inoltre, l’arrivo di Bertrand comporta che la famiglia ritrovi ordine e organizzazione. Lui silenziosamente prende la gestione della cucina e riorganizza la vita nella casa.
- E’ un romanzo che agisce su piani diversi, proprio adatto alla discussione all’interno di un gruppo di lettura. L’autrice mette bene in evidenza il contrasto tra la cultura americana e quella europea.
Due mondi molto diversi, probabilmente nei paesini sperduti americani non arriva nemmeno l’eco della guerra, mentre l’Europa è in fiamme lì la vita continua nella sua monotonia. L’autrice ha un modo molto particolare di narrare, il lettore vive la storia quasi fosse immerso nei pensieri dei protagonisti, l’autrice ci fa vedere coi suoi occhi.
 

Per la nostra rubrica dei saggi n. 46 - Paolo Rumiz: "Come cavalli che dormono in piedi”, Feltrinelli 2014


di Enrico Sciarini

Che bravo questo triestino, ora 71enne, giornalista e prolifico scrittore nel raccontarci della sua Trieste e nell’insegnarci cosa dovrebbe essere l’Europa Unita. Inizia con il ricordo di una cosa taciuta: quella che a Trieste la prima guerra mondiale non è iniziata nel 1915, ma l’anno prima e in quell’anno quasi centomila uomini, tra triestini e friulani furono mandati dall’Impero Austro-Ungarico a combattere i russi sul fronte dei Carpazi. A migliaia là morirono e là vennero sepolti. Poi di loro solo il silenzio, e per i superstiti l’accusa di aver combattuto per il nemico. Rumiz inizia il suo viaggio, alla vana ricerca della tomba di suo nonno, offrendoci una magnifica descrizione dei funerali dell’Arciduca Francesco Ferdinando, da Sarajevo, dove venne assassinato, a Trieste, poi a Vienna e al castello di Arstetten per la tumulazione. Rumiz ne ripercorre parte del percorso a piedi, poi in ferrovia. Ed è il servizio ferroviario che gli dà lo spunto per descrivere il degrado delle ferrovie in quella parte dell’Europa dove, un secolo fa,  erano state di importanza vitale. Scrive con rammarico che: “oggi c’è meno Europa di cent’anni fa.” Fuori dai nostri confini trova però chi cura i cimiteri di guerra, “là dove troviamo collaboratori che curano l’incuria” (pag, 65) Il viaggio/pellegrinaggio di Rumiz tra i cimiteri di guerra dell’Europa prosegue con gli incontri di chi come lui mantengono vive questepreziose memorie. Incontri veri e incontri fantastici, come quello con “le mandrie di alberi e boschi di cavalli” che dormono in piedi e danno il titolo al suo racconto. Un susseguirsi di cimiteri, della prima e della seconda guerra mondiale. “Sui monti Carpazi, in Polonia, Ucraina, Slovacchia tutti hanno le stesse cicogne, le stesse legnaie, gli stessi panni stesi …….. la stessa incommensurabile pace della natura. Che senso ha la frontiera in un posto simile? (pag. 98). E così, da un cimitero all’altro scopre che “la pietà non vuole angoli bui. Ogni tomba ha diritto ad una luce.” Il libro di Rumiz non è un saggio, né un romanzo storico, assomiglia un po’ ad un diario di viaggio, scritto però con uno stile letterario d’avanguardia, asciutto e piacevole che si conclude con questa verità: “La memoria è un lavoro da contadini, non da scrittori. La si coltiva come si coltiva la terra.”

213° incontro speciale: Lunedì 26 marzo 2018 la scrittrice cilena Sara Bertrand, per la prima volta in Italia, presenta il suo libro Album di Famiglia

Per la prima volta in Italia la scrittrice cilena
SARA BERTRAND
ha presentato al Gruppo di Lettura e alla Città di Segrate il suo libro “Album di famiglia” (Albe Edizioni)
Lunedì 26 marzo 2018 al Centro Culturale “G. Verdi”, Segrate



E' stata davvero una grande emozione aver potuto incontrare la scrittrice cilena Sara Bertrand, per la prima volta in Italia, col suo nuovo romanzo (tradotto sempre per la prima volta) dal titolo "Album di famiglia". L'editore è Albe Edizioni, una casa editrice di libri per bambini e ragazzi, fondata a Milano da Alberto Cristofori e Manuela Galassi nel gennaio 2017. La presentazione è rientrata negli incontri del Gruppo di lettura della Biblioteca e dell’Associazione A.P.S. D come Donna. Per la realizzazione di questo evento così importante, hanno partecipato anche diverse associazioni del territorio tra cui Easymamma A.P.S., C.P.S. - Circolo Culturale Ricreativo dei Pensionati Segratesi., il Circolo Culturale Arciallegri, e l’Associazione Genitori Scuole Segrate “Schweitzer”.

Dopo il saluto del Sindaco Paolo Micheli e dell'Assessore alla Cultura Gianluca Poldi, hanno presentano gli editori Alberto Cristofori e Manuela Galassi (che è anche la traduttrice del libro). Le letture sono state a cura di Noemi Bigarella.


E poi, al termine della presentazione, la fila delle lettrici e dei lettori per farsi firmare le copie del libro.

GRAZIE SARA BERTRAND!!!

IL LIBRO, ALBUM DI FAMIGLIA
In un imprecisato paese sudamericano, un regime dittatoriale stende un velo grigio su tutti gli aspetti della vita quotidiana. Un gruppo di bambini intuisce crescendo il dramma del mondo adulto e alterna momenti di spensieratezza giocosa e prese di coscienza più mature. A distanza di anni, la protagonista rievoca situazioni e personaggi, come in un album di foto familiari, per salvare la memoria del passato.





L’AUTRICE, SARA BERTRAND
Sara Bertrand vive e lavora a Santiago del Cile. Ha studiato Storia e Giornalismo all’Università Cattolica del Cile, dove tiene un corso di letteratura per ragazzi. Ha scritto il suo primo libro per ragazzi nel 2007 e da allora ha pubblicato una decina di titoli. Tradotta in varie lingue, ha vinto il New Horizons Bologna Ragazzi Award 2017 con La mujer de la guarda (Babel, 2016) e altri premi prestigiosi. Collabora come giornalista a varie riviste culturali e conduce un programma radiofonico di successo. Album di famiglia è il suo primo romanzo tradotto in italiano.




 la scrittrice cilena Sara Bertrand
  il pubblico

 Sara Bertrand tra gli editori di Albe Edizioni, Alberto Cristofori e Manuela Galassi
(che è anche la traduttrice del libro)
 un'altra immagine del pubblico

E qui sotto Sara Bertrand con le lettrici e i lettori per firmare il suo libro...

























 Sara Bertrand con Roberto Spoldi (coordinatore GdL)

 Sara Bertrand tra Roberto Spoldi e Emanuela Zanini (bibliotecaria)

 Sara Bertrand con Henriette (a sinistra, vice presidente di D come Donna) e Enza Orlando (presidente di D come Donna)

 un'altra immagine del pubblico

 l'Assessore alla Cultura e Ricerca, Gianluca Poldi



A sinistra Antonio Colozzi (presidente del Circolo Culturale Arciallegri), Enza Orlando (presidente di D come Donna),Salvatore Manciero (presidente del C.P.S. - Circolo Culturale Ricreativo dei Pensionati Segratesi), Valentina Bensi (presidente di Easymamma A.P.S., e in rappresentanza dell’Associazione Genitori Scuole Segrate “Schweitzer”)
 

Il Sindaco di Segrate, Paolo Micheli